Franceschini: in città arriva la cultura di 140 Paesi

«Da qui Milano può invertire la tendenza negativa del Paese e rinverdire l'orgoglio nazionale negli animi degli italiani». Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini sbarca in Triennale per benedire l'inaugurazione virtuale di Expo, la mostra Arts & Foods, già da qualcuno ribattezzata la “Divina commedia del cibo“. Il clima è effettivamente quello delle grandi occasioni nei settemila metri che ospitano l'evento simbolo dell'Esposizione Universale, in un meltin' pot di opere d'arte, installazioni contemporanee e riproduzioni di ambienti in scala reale. Così, dopo chiacchiere e strascichi polemici sui compensi stellari al curatore Germano Celant, una mostra faraonica e un po' disneyana allestita (pure quella) sul filo di lana da Italo Rota, è l'occasione per un'iniezione di ottimismo. Franceschini - seduto al fianco dei curatori, del commissario Expo Giuseppe Sala, il presidente di Triennale Claudio De Albertis e dell'assessore comunale Filippo Del Corno - scongela Milano al suo ruolo primordiale di locomotiva d'Italia: «Fino a oggi, seduti sugli allori del passato, abbiamo trascurato presente e futuro. Ora l'Italia, sulla scia di Expo, può recuperare il suo ruolo di guida culturale per l'Europa, così com'è stato nella storia recente per Berlino e Barcellona». La presenza del ministro vuol essere un segno di fiducia verso una città «che si può giocare grandi carte nel prossimo decennio». Purchè, sottolinea, si continui a investire nella formazione, nell'industria culturale e nei giovani artisti. «Ho invitato ad Expo i ministri della Cultura dei 140 Paesi presenti, perchè solo la cultura può aiutare il mondo ad uscire dalla crisi e dalle guerre ideologiche».

La mostra, costata sei milioni di euro, viene salutata dalle istituzioni come un buon auspicio per la riuscita di Expo. Lo ha sottolineato il commissario Sala che, a cantieri in corso, parla di “prima promessa mantenuta“. «Spero che anche noi saremo in condizione di aprire con tanta brillantezza il primo maggio tutta l'Expo» ha detto, non senza qualche fastidio per le domande sul camouflage del sito e sulla polemica con Dante Ferretti, lo scenografo che si è lamentato perchè il suo progetto per l'esposizione non è pronto. Sala ha ammesso che non tutti gli allestimenti del premio Oscar saranno pronti per il primo maggio, anche per la necessità di fare gare d'appalto che prendono tempi più lunghi «di quanto si vorrebbe» ma ha spiegato che c'è l'impegno «per fare tutto ciò che si può». Certo Ferretti «è un grande personaggio della cultura italiana» e «avrà molte ragioni» però «non capisco questo bisogno di protagonismo». Tornando alla mostra, che De Albertis ha salutato quasi commosso definendola il simbolo del nuovo corso di Triennale, è stato Celant a snocciolarne i contenuti attraverso i numeri: «Un'impresa enorme, ciclopica, che include tutte le arti (compresi musica e cinema) in una sorta di jam session dedicata al cibo, dal 1851, anno della prima Expo, ad oggi». E infatti l'esposizione include più di 300 foto, quasi 800 documenti di grafica, 1.500 pezzi di design, 500 opere d'arte, da Renoir a Andy Warhol. Con sei milioni non si poteva fare di più, nè di meno.