FUORI TONO

U na rondine non fa primavera. Ma in questo caso sì e ora, anche se la stagione dei fiori è lontana. Primavera nel senso di idee nuove e fresche, proposte dalla violinista compositrice Eloisa Manera, anni 35, milanese, che pubblica la sua seconda incisione: «Invisible cities», un chiaro rimando al romanzo di Italo Calvino. Già, musica e letteratura, un'attrazione fatale. Quello che Eloisa (ensemble) presenta il 28 ottobre al Festival jazz di Mantova è ispirato, appunto, ai contenuti dell'opera dello scrittore. Dodici pezzi, tra partiture e improvvisazioni a seguire, dove prevale lo schema combinatorio che si ritrova nella stessa opera letteraria: nel disco botta e risposta tra violinista e polistrumentista, nel tomo tra Marco polo e l'imperatore Kablai Khan. Ogni brano è una città. Ne «La città e la memoria», per esempio, si gioca con generi e atmosfere: da un'evocazione gregoriana filtrata dall'elettronica si approda a un blues, dopo una lenta e progressiva metamorfosi. Un omaggio che lei, tra generi contemporanei e a un certo jazz newyorkese, fa alla figura dell'intellettuale di Santiago de Las Vegas de La Habana. E vien da dirlo: finalmente qualcuno non colpito da esterofilia cronica. Musicista che guarda anche alle altre forme d'arte, cultrice di Goya, Eloisa in poche stagioni si è fatta notare sulla scena concertistica e per la sua produzione, vedi «Rondine». Che la rispecchia: nonostante l'aria da anti-diva e con il suo fascino color pastello da incantevole e talentuosa ragazza della porta accanto, è riuscita, in un mondo prevalentemente maschile, a ritagliarsi i suoi spazi. Basta vedere il numero e la qualità delle sue collaborazioni. La rivista «Musica Jazz» ha messo il suo nome in copertina e la star Robert Wyatt si è complimentato con lei per una cover che ha realizzato nel duo Hobo.