Galante, i fantasmi sonori della notte

Al Dal Verme il suo pezzo: due piani e orchestra. Dirige Boccadoro

Luca Pavanel

«Concerto per due pianoforti e orchestra»: non si sa bene quanti compositori oggi si cimenterebbero con questo tipo di scrittura. Difficile da mettere a punto, con tre attori protagonisti da tenere a freno perché pronti a pestarsi i piedi. Carlo Galante (negli anni Ottanta uno dei ribelli del gruppo neoromantico e ora tra i massimi esponenti del post-modernismo) non si è fatto di certo spaventare dalla commissione che gli è arrivata da Maurizio Salerno, direttore artistico al teatro Dal Verme.

Nella sala di via San Giovanni sul Muro, il suo concerto per due pianoforti e orchestra, appunto, titolato «Racconti di pioggia e di luna», verrà eseguito domani e sabato sera in prima assoluta (con le «Otto piccole miniature» e le «Danses concertantes» di Igor Stravinskij, e «Greater Antiphons» di Arvo Part); direttore l'amico e collega-compositore Carlo Boccadoro alla testa dell'orchestra dei Pomeriggi musicali, solisti Luca Schieppati e Andrea Rebaudengo.

«Quando mi sono messo al lavoro - ammette Galante - ho sentito il peso di questo organico, ma le cose sono andate subito per il meglio». Girando le pagine di storia i precedenti che si trovano non sono tanti: tra le partiture più riuscite quella del francese del secolo Novecento Francis Poulenc («compositore di serie AAA», ci tiene a precisare il maestro), che fu commissionata dalla principessa de Polignac, poi a ritroso i lavori di Béla Bartok e di Wolfgang Amadeus Mozart. Insomma una sfida per mani (super)esperte. «Prima di scrivere, attraverso ascolti e riflessioni, ho cercato di capire il sound, il rapporto tra i pianoforti e l'orchestra, tracciando un modo per arrivare in fondo», racconta. Grande lavoro sulla parte armonica, la più complessa, dove - per dirla molto in soldoni - la partita si gioca sull'estrema precisione, con sequenze che «possono diventare consonanti o dissonanti, che girano su se stesse».

Il concerto, in alcune sue parti, per i pianisti viene annunciato come acrobatico, o quasi: guardando la partitura si capisce che viene chiesto molto: «È in gioco non solo l'abilità tecnica ed espressiva - recita il programma di sala - ma anche una duttilità che consenta loro di attraversare pianismi molti diversi (...)». Il risultato complessivo, che rispetta la tripartizione classica (allegro-adagio-allegro) è un viaggio evocativo alla scoperta di un «pezzo notturno», con tutte le inquietudini che ne conseguono e si possono presentare tra pioggia, fantasmi e qualche malinconia.

La musica di Galante - già all'opera sul suo secondo concerto per violino titolato «Il linguaggio dell'alba» - spesso prende spunto dalla letteratura e dai suoi personaggi. «Tra i miei autori preferiti Borges - conclude il maestro - Ho spesso un legame con la parola scritta, una delle muse più importanti per la mia immaginazione musicale».