Garda, storia e letteratura in una terra di vino e olio

Un itinerario enogastronomico sulla sponda orientale del lago dove abitarono Catullo e il «Vate» D'Annunzio

di Roberto Perrone

Con quale gioia e felicità ti rivedo Sirmione / gioiello delle penisole e delle isole. I versi di Catullo raggiungono il loro significato più pieno nell'area archeologica delle Grotte che portano il nome del grande poeta, poste sullo sperone di roccia alla punta della penisola di Sirmione. Qui, dai resti di una delle maggiori ville residenziali dell'Italia settentrionale, parte il nostro viaggio sulla sponda bresciana del Lago di Garda. La villa occupa un'area di circa due ettari; al suo interno anche il Museo di Sirmione con reperti provenienti dall'area del basso Garda. Tutto intorno, uno storico oliveto con oltre 1.500 piante. Questo è il senso del viaggio: clima mite, terra ricca, bellezza del paesaggio hanno attirato e attirano viandanti, turisti, gourmet, viaggiatori golosi.

Risalendo il Garda in una mattina limpida di estate impossibile non scorgere, la torre, alta 64 metri, che svetta dal Parco del Risorgimento, che ricorda la battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859, vinta dall'esercito franco-piemontese su quello austro ungarico. Un museo racchiude vestigia di questo terribile scontro che decise la Seconda Guerra d'Indipendenza e consegnò la Lombardia al Regno di Sardegna. Fu qui, colpito per la sorte dei feriti praticamente abbandonati a loro stessi, che il ginevrino Jean Henri Dunant ebbe l'idea da cui nacque la Croce Rossa.

La storia lascia la gola secca e quindi troviamo refrigerio all'azienda Costaripa a Moniga del Garda. Qui si producono i vini griffati dal grande enologo Mattia Vezzola, artefice, con Vittorio Moretti, del successo del marchio Bellavista. Scelgo il Brut Rosé, 80 per cento Chardonnay, 20 Pinot nero, gusto ampio, sapido, fresco.

Ora di pranzo? Nel centro di Salò ci accoglie l'osteria dell'Orologio, per un buon piatto, un tagliere di salumi e formaggi, o anche un semplice bicchiere di vino: luccio con polenta, maccheroncini al bagoss e il tradizionale manzo all'olio. Bisogna essere in forze per il Vittoriale degli Italiani, il complesso di edifici, vie, piazze, un teatro all'aperto, corsi d'acqua costruito, a Gardone Riviera, tra il 1921 e il 1938 da Gabriele D'Annunzio con l'aiuto dell'architetto Giancarlo Maroni. Qualcosa di unico da visitare almeno una volta nella vita.

Su queste rive ospitali, sono state edificate molte magnifiche dimore. Come il Grand Hotel Fasano (1888), un tempo residenza di caccia della famiglia imperiale asburgica. Vale la pena anche solo sedersi per un drink in terrazza, magari un gin tonic, specialità della casa, non solo da gustare, ma anche da ascoltare nel racconto dell'impareggiabile barman Rama. Accanto c'è il «Fagiano» (con il suo bistrot) il regno di Matteo Felter, barba hipster, cucina che mescola suggestioni lacustri e ottima tecnica: testina di vitello croccante con chutney di albicocche del Vesuvio, coriandolo e foie gras d'anatra marinato, coregone del Garda servito in due modi. Con una passeggiata si raggiunge il Lido 84, il ristorante dei fratelli Camanini, Riccardo in cucina, Giancarlo in sala. Una delle migliori tavole italiane degli ultimi anni. Ospitalità, calore e una tecnica armonica e raffinata, ma senza presunzione: riso carnaroli, stracchino e sarde di lago alla brace, animelle di vitello al burro di pistacchi, uvette capperi e limoni canditi, torta di rose cotta al momento, zabaione al Vov fatto in casa e limoni del Garda.

Siamo, appunto, in quella che viene chiamata la «Riviera dei Limoni». A Gargnano, tra il 1921 e il 1933, c'era il capolinea della tranvia Brescia-Salò-Gargnano. Le foto in bianco e nero del tram che risale il lago sono affascinanti. Ma la modernità avanza. Salendo in collina, costruito con attenzione all'impatto ambientale, pluripremiato per la sua spa, ecco lo splendido Lefay Resort. Nel suo ristorante, la Grande Limonaia, cucina con vista dello chef Matteo Maenza. Prima di ripartire, indispensabile raccogliere qualche «Frutto del Garda» a Limone: limoncelli, marmellate, confetture, mostarde, paté, miele. Avevamo cominciato con gli olivi di Catullo, finiamo con l'olio. Quello del Garda è uno dei grandi d'Italia. All'azienda Comincioli di Puegnago, la scelta cade sul Numero 1, blend di Leccino, Casaliva e altre otto cultivar autoctone minori: sapore deciso, con un sentore di carciofo. E il naufragar m'è goloso in questo lago.