Il «genio religioso» di Gesù ci insegna a pregare

Presentato il libro di Friedrich Heiler, tradotto in italiano per la prima volta dal 1918

Elena Gaiardoni

Poesia del Natale. Atmosfera di luci e ombre minute e giganti, in noi fin dalla nascita. Come una preghiera. Momento che rende sinonimi «poesia» e «preghiera» è il Natale. In fondo, se dobbiamo fare luce sul bene del cuore, recitare «L'Infinito» di Giacomo Leopardi insieme al «Padre Nostro» ci fa sentire un aspetto della parola che sale la stessa scala verso l'alto, ma su gradini diversi. La scala del «genio letterario» e del «genio religioso», che hanno in comune l'ascesa del «verbo» a vertici rarefatti.

Proprio del «genio religioso», un aspetto della genialità che affrontiamo molto raramente, si è parlato alla Scuola della Cattedrale, trattando «La preghiera» di Friedrich Heiler. Dialogo di storia e psicologia delle religioni», libro recentemente tradotto dal tedesco. Sono intervenuti Armando Torno, il cardinale Renato Corti, il professor Giovanni Filoramo, docente di Storia del Cristianesimo all'Università di Torino, nonché curatore del volume, e il «padrone di casa» monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo.

Nato come tesi di laurea dello studioso tedesco di Monaco, morto nel 1967, il libro affronta l'atto della preghiera come sentimento personale ma anche come liturgia pubblica, dalle comunità primitive fino alle religioni più complesse. Soprattutto, come ha ricordato Armando Torno, ci mostra il rapporto che molti geni, credenti e atei, hanno avuto con l'orazione. «Schiller, Goethe, Beethoven. Cosa significa pregare? «Abbandonarsi a Dio» secondo Sant'Anselmo di Canterbury, ma ricordiamo che molti filosofi non credenti hanno affrontato questo tema. Heidegger sosteneva che la ragione seppellisce la preghiera, il pensiero invece la esalta» ha ricordato Armando Torno.

Dopo aver tracciato l'anima di questa «antologia» attraverso la ricerca compiuta da un giovane laureando di soli 23 anni, che poi diventerà il padre della scienza delle religioni, Giovanni Filoramo si è addentrato «in questo fenomeno essenziale del microcosmo della vita religiosa, che contiene la complessità del grande cosmo. Lo studioso tedesco - ha spiegato Filoramo - riteneva che la preghiera fosse un rapporto vivente del devoto con un Dio pensato come personale e sentito come presente. Secondo Heiler la forma più completa di preghiera si trova solo agli inizi dell'umanità. Negli uomini primitivi c'è una spontaneità, immediatezza, profondità e esperienza di vita realmente vissuta nel pregare, che poi non si ha più nell'uomo».

Si ha in un «genio religioso» ha spiegato il cardinale Corti, ovvero Gesù, perché nessuno come «Gesù riesce a collegare la preghiera con il vissuto personale, o meglio ancora, con la prova. In Gesù la preghiera fa i conti con la più alta delle prove: la passione. Anche Maria da questo punto di vista non è un'immaginetta. Sulla via del Calvario lei c'è». Come la poesia è l'espressione più elevata del genio poetico, così la preghiera lo è di quel particolare genio che la nostra civiltà non considera, «geni religiosi quali furono Zarathustra, Budda, Cristo» ha detto il professor Filoramo.

«Se la preghiera è supplica, Gesù capovolge questo stilema, e nel momento del fallimento in lui diventa lode. Nella sua ultima sofferenza Gesù benedice e loda il Padre, abbandonandosi alla sua volontà» ha spiegato monsignor Borgonovo. La preghiera è l'opera letteraria del «genio religioso», coniugata alla vita terrena e non solo.