Già sfondati i limiti Milano fuorilegge per eccesso di smog

Milano sopra la soglia massima prevista dall'Europa Gli ambientalisti chiedono un'altra crociata anti auto

Il vento impetuoso, e ieri non si è davvero scatenato, gli aliti piovosi e le correnti atlantiche non sono servite a purificare Milano. Nella giornata del 4 marzo le centraline urbane meneghine hanno segnato livelli ben al di sopra dei limiti tollerati dalla UE: siamo al di là del trentacinquesimo giorno consecutivo del superamento di 50 microgrammi/mc. di polveri sottili. La città è un aerosol di smog e fumi dannosi; le misure politiche e collettive prese in fatto di inquinamento sono inefficienti, se non interviene la responsabilità di ciascuno nell'uso delle quattroruote. Il singolo deve sentirsi responsabile dell'aria che respira, perché non servono a nulla Area C piuttosto che le domeniche a spasso. Dopo un 2014 che aveva fatto sperare nell'inversione di tendenza, in Lombardia siamo tornati a inspirare di tutto fuorché ossigeno come rivelano le centraline Arpa dei capoluoghi di provincia.

Non è una giusta consolazione il fatto che in alcuni anni tale stato d'emergenza si sia verificato ben prima delle «idi» di marzo, come è completamente scomparsa l'illusione che le abbondanti piogge del 2014 potessero garantire una riserva di pulizia duratura. L'anomalia climatica dello scorso anno ha dato benefici eolici fino a settembre.

«Le cause dell'inquinamento sono molte - spiega Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - ma il dato certo è che nelle aeree urbane il 56% delle emissioni primarie di polveri e il 67% di ossido di azoto (NoX) derivano dal traffico automobilistico». Si aggiungono gli scarichi dei riscaldamenti, quelli delle fabbriche, le emissioni inquinanti degli allevamenti, ma il fattaccio determinante sta nelle 246 vetture per chilometro quadrato che fanno della Lombardia la regione più motorizzata d'Europa, con il doppio di intensità rispetto a Germania e Regno Unito e oltre quattro volte quella della Francia. «Bisogna migliorare il trasporto pubblico e ridurre la circolazione delle auto private» continua Di Simine. Discorso che implica non solo una buona politica in fatto d'ambiente, ma un cambiamento radicale d'usanza nelle persone, abituate ad arrivare in macchina fino davanti al negozio.

I primi due mesi del 2015 hanno «regalato» a Milano piogge e venti, ma non è stato sufficiente a trasformare l'aria inquinata che danneggia i polmoni in un paradiso salubre e respirabile. Se Milano è la peggiore tra le province lombarde, anche le altre città non possono stare tranquille soprattutto Pavia, Lodi e Cremona. A Pavia il superamento di 50 microgrammi/mc di polveri si è verificato addirittura il 21 febbraio e lo stesso a Lodi, rivelandosi centri più a rischio della metropoli. Sono più respirabili Lecco, Sondrio, Varese e Como. «I polmoni di un lecchese inalano metà delle polveri penetrate negli alveoli di un lodigiano» fa notare il presidente di Legambiente e la vera domanda da farsi è: se continuiamo di questo passo riusciranno a respirare i nostri figli?

La cultura dell'auto sottocasa ha portato la gente ad un principio di comodità apparentemente positivo in realtà molto dannoso per la salute. L'auto senza stop ci toglie il respiro e la vita, visto che da una buona respirazione dipende il funzionamento degli altri organi del corpo.