La giunta «falsa ecologista» sugli alberi di via MacMahon

Si spende per salvare olmi che danneggiano l'ecosistema E tra vent'anni il problema della sicurezza si riproporrà

La decisione di salvare capra e cavoli in via Mac Mahon - risistemare le rotaie e al contempo tentare di preservare gli olmi - non è una scelta davvero ambientalista. Non solo perché non si sa quanti dei 176 alberi che ombreggiano la strada alla fine sopravviveranno. Basta approfondire le questioni tecniche per scoprire che tra vent'anni al massimo il problema della loro stabilità si riproporrà. Aggravato, probabilmente. E con costi d'intervento lievitati. Dal 2008, quando per la prima volta la questione della necessità di un intervento che garantisse il transito in sicurezza del tram 12 su quelle rotaie, molte polemiche sono passate, e molte inesattezze sono state scritte.

Per cominciare: non è vero che quegli olmi sono alberi monumentali. La lista di questi ultimi, stilata dalla Provincia di Milano in base alla legge 14 gennaio 2013 n.10 (che qualifica come monumentali gli alberi «secolari che possono essere considerati rari esempi di maestosità e longevità, o di particolare pregio paesaggistico, storico o culturale») non contempla gli olmi siberiani. Questa specie, scelta nel 1953 per essere piantata in via Mac Mahon a creare lo scenografico doppio filare, è anzi alloctona, cioè non appartiene alla flora originaria della Lombardia. E come tale è inserita in una black list, prevista dalla legge regionale 31 marzo 2008 n.10, «disposizioni per la tutela della piccola fauna e della flora spontanea». L'Europa, sull'olmo siberiano come su altre specie alloctone, ha avviato da anni l'iter per limitarne l'uso: minacciano i nostri ecosistemi, perché «entrano in competizione con le specie autoctone», scriveva nel dicembre 2008 l'allora commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas. Problematica poco nota forse negli anni '50, non oggi. Quando le prospettive di vita degli alberi nella strada dedicata al generale francese sono, anche con la loro salvaguardia a questo giro di lavori, di 20 anni al massimo. Lo spiega Francesco Ferrini, docente di arboricoltura all'Università di Firenze, che a Milano ha lavorato sulla tutela dei fusti storici a villa Litta e al parco Montanelli: «Gli olmi siberiani in condizioni avverse tipiche dell'ambiente urbano vivono al massimo 70-80 anni». Quelli di via Mac Mahon ne hanno già una sessantina. E in più sono molto fitti: «le alberature stradali dovrebbero avere una distanza tra un minimo di 8 e un massimo di 18 metri, mentre lì sono più ravvicinati. Infatti gli olmi si sono sviluppati in altezza e poco in diametro, il che li rende più instabili».

A Stoccolma, Amsterdam, Rotterdam, Toronto, problemi simili sono stati risolti piantando alberi nuovi «utilizzando suoli particolari che consentono lo sviluppo in profondità delle radici, e in 4-5 anni gli alberi scelti hanno raggiunto i 10 metri di altezza», continua Ferrini. Costo: 2mila euro ad albero. Nell'ultimo progetto del Comune e di Atm l'appalto è di 2 milioni e 70mila euro. L'analisi preventiva sulla stabilità (i cosiddetti pull test ) costa 600 euro ad olmo. Al termine dei lavori i test di trazione, albero per albero, andranno ripetuti. Spesa complessiva: 211.200 euro (1.600 euro ogni olmo). Senza contare il prezzo, per ora non preventivato, per sostituire quella quota che comunque non si salverà. Poi ci sono le spese per la manutenzione dei superstiti: «350mila euro da qui al 2028», calcola Ferrini. La stessa cifra, ipotizzando che la scelta cada su specie più pregiate e solide, si spenderebbe rimpiazzando da subito gli olmi. Senza bloccare la strada con un nuovo cantiere: sostituire il tram (250 passeggeri a corsa) con il bus (75 passeggeri a corsa) alzerebbe il PM10 del 1.400% e le emissioni di CO2 del 92% (dati Comune di Milano).

Ancora convinti che conservare il filare di alberi sia un'opzione ambientalista?

Twitter @giulianadevivo