Con la gomma del ponte Perfetti sognava l'America

Viaggio nell'azienda di Brooklyn e Alpenliebe Nata nel 1946, fece masticare l'Italia del Boom

Oggi c'è l'«italian sound»: marchi stranieri che ricordano, nel suono, il nostro Paese, e che offrono al mercato i valori e l'attrazione del made in Italy. Niente d'illegale, anzi, un riconoscimento, un omaggio. Sessant'anni fa era il contrario, in pieno dopoguerra il sogno era americano, ed evocava il senso di vittoria e di progresso. Due fratelli con bottega di dolciumi a Lainate, Ambrogio ed Egidio Perfetti, lo intuirono: e da quell'idea nacque un successo straordinario, che continua a crescere e a sbalordire. Cominciarono a fabbricare in Italia la gomma da masticare, il chewing gum, ed ebbero l'accortezza di darle un nome americano: Brooklyn. Sulla confezione fu disegnato il ponte più famoso del mondo e tutto il pacchetto, il marchio, l'immagine evocava gli Stati Uniti. Era il 1956 e fu un successo strepitoso; quel lavorar di mascelle, che tanto può innervosire chi guarda, era vissuto come un gesto di disinvoltura, di emancipazione. La fabbrichetta dei due Perfetti aveva dieci anni perché dal 1946 la bottega aveva acquisito dimensioni industriali. Proprio per non deludere il sogno americano, si puntò sul marchio e non sul nome della famiglia: tuttora il marketing delle decine di prodotti (Vigorsol, Vivident, Alpenliebe, Chupa Chups, Mentos, Morositas, eccetera eccetera) è focalizzato sui singoli marchi, senza il riferimento al gruppo. «Noi puntiamo sull'acquisto d'impulso, il nome del prodotto è fondamentale» afferma Ubaldo Traldi, l'uomo chiave dello sviluppo: oggi presidente, da 40 anni in azienda, negli ultimi 18 come amministratore delegato, incarico che dal 2013 è ricoperto da Sameer Suneja.

Fu una crescita costante, solida, condotta con intelligenza e prudenza insieme. Oggi Perfetti Van Melle, di proprietà al 100% delle nuove generazioni della famiglia Perfetti, è il terzo gruppo mondiale nel settore confectionery (caramelle e gomme), fattura 2,7 miliardi di euro, è presente in 150 Paesi e possiede 32 stabilimenti per essere vicina ai mercati. Dei quasi 18mila dipendenti, 600 sono nella sede storica di Lainate, cuore produttivo e cervello strategico del gruppo. Lainate è un tradizionale polo delle caramelle: nel 1945 proprio qui, a pochi passi dalla fabbrica di Brooklyn, nacque la Caremoli, famosa per le Golia, che nel 1986 fu acquisita proprio dal più illustre vicino. A pochi metri dallo stabilimento Perfetti c'è quello della controllata Gum Base, dove altri 100 dipendenti fabbricano la gomma base, la materia prima fondamentale nel chewin gum, che da qui viene esportata in tutto il mondo.

Due gli snodi nella storia della Perfetti: nel 2001 fu acquistata l'olandese Van Melle, anch'essa un colosso familiare, che portò in dote, tra l'altro, Mentos e Fruittella e una distribuzione in 150 Paesi. Poi, nel 2006, l'acquisizione della spagnola Chupa Chups, il lecca-lecca più famoso del mondo, il cui logo porta la firma nientemeno che di Salvador Dalì. Operazioni gigantesche ma prudenti, realizzate dopo collaborazioni sempre più strette durate anni, per evitare ogni incognita. Oggi in Italia Perfetti è leader assoluta nelle gomme (98% di mercato, sia in lastrine che in confetti), e ha il 50% del mercato delle caramelle. Alpenliebe è la caramella più venduta in Cina. Chi ama i numeri si può divertire: nel mondo, Perfetti lavora quasi 500mila tonnellate di prodotto all'anno (41mila in Italia). Poichè una caramella pesa 2,5-3 grammi e una gomma 2, sfidando gli zeri si può ricavare la quantità di pezzi finiti: qualcosa come 200miliardi.

I cardini del business sono sempre gli stessi: l'acquisto d'impulso (in tabaccheria, nei bar, nei supermercati: sempre vicino alle casse) e la forza del marchio. Nuove acquisizioni? «Se emergesse sul mercato qualche brand di rilievo nell'area confectionery, saremmo interessati. Quello che vale è il marchio, la fabbrica la mettiamo noi» dice Traldi. I mezzi del resto non mancano: dal 1946 l'azienda è in utile, nemmeno un anno in rosso, e mai si sè lesinato sugli investimenti. Lainate, per esempio, il luogo di nascita, oggi è uno stabilimento modernissimo, superautomatizzato, dove sono allineate 40 macchine di confezionamento che richiedono, ciascuna, la presenza di una-due persone soltanto. Alcune fabbricano 500 astucci al minuto, 8,3 al secondo: l'occhio umano non riesce a tener dietro a tanta velocità.

E poi a Lainate c'è l'incubatore del futuro, ovvero il più importante centro di ricerca del gruppo. Ottanta persone dedite ai prototipi per le nuove produzioni. Qui si replica la fabbrica in piccolo, 10-20 chili di prodotto contro i 2mila all'ora delle linee. Si fanno analisi di qualità, si indagano nuovi componenti, si cercano quelle che vengono chiamate «nuove declinazioni»: i prodotti per l'igiene orale, per sbiancare i denti, per dare freschezza. Si studiano i miglioramenti: per esempio come prolungare il gusto del chewing gum, per masticare più a lungo con soddisfazione. Oppure la ricerca di morbidezza, perché il primo morso non sia troppo rigido. I test sui consumatori sono costanti, e al servizio di gomme e caramelle a prima vista può sorprendere c'è una tecnologia profonda. Il pubblico non ha gli stessi gusti e la stessa cultura di vent'anni fa; per questo lo zucchero è quasi scomparso, e sono arrivati componenti naturali fino all'altro ieri sconosciuti, come lo xilitolo o la stevia. Ogni 12 mesi il 15-18% del fatturato proviene da nuovi prodotti: la più recente diversificazione riguarda le barrette a marcio Chupa, a base di cioccolatao adatti all'acquisto d'impulso, con pralinette, tipo snack. E poi l'innovazione è rivolta al packaging, che deve sempre favorire l'immediatezza e la praticità dell'acquisto: per esempio, le scatolette in cartone con chisura automatica («a baionetta») per impedire che i confetti si spargano in borsetta o in tasca.

Anche negli anni della recessione il gruppo Perfetti è cresciuto: «Negli ultimi due-tre anni il mercato italiano ha sofferto pun calo, anche se contenuto, del fatturato ammette Traldi mentre in passato i nostri prodotti non hanno mai risentito delle crisi passeggere: ma ora è diverso. Fortunatamente la nostra presenza in tutto il mondo ci consente di avere risultati in crescita». E anche il buon rapporto con i dipendenti aiuta: nelle ultime settimane nello stabilimento di Lainate i tre turni per cinque giorni alla settimana sono stati estesi a sette giorni su sette. Con una trattativa franca, ma senza un'ora di sciopero.