Grandi Giardini Italiani entrano le Borromee

«È uno dei luoghi più voluttuosi al mondo» disse Flaubert dopo aver visto l'Isola Madre

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Quattro bucolici giardini sul lago Maggiore: Isola Bella, Isola Madre, Rocca di Angera (di proprietà del Principe Vitaliano Borromeo) e Parco di Villa Pallavicino sono entrati a far parte dell'illustre network di Grandi Giardini Italiani. L'impresa culturale fondata da Judith Wade nel 1997, proprio vent'anni fa e che comprende a oggi 125 giardini privati e pubblici in dodici regioni italiane. Tra le proprietà curate dalla «signora dei giardini» ci sono pietre miliari della bellezza e della tradizione italiana come i Giardini di Castel Gandolfo, la Reggia di Caserta, Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani e i Giardini Botanici di Villa Hanbury.

Negli ultimi anni il turismo culturale degli amanti dei giardini ha anche un nome specifico: Horticultural Tourism. Ma non chiamateli viaggiatori di nicchia, chi ama il verde è in costante crescita così come i tour ambientali e paesaggistici. Un ritorno alle origini impregnato di tradizione e di quella poesia che solo un giardino all'italiana con i suoi fiori e le sue siepi sanno trasmettere.

Le Isole Borromee grazie a Grandi Giardini Italiani saranno riportate all'antico splendore. Da sempre le collezioni botaniche conservate in questi luoghi hanno avuto bisogno di un alto livello di manutenzione che ora sarà nuovamente garantito, in particolare per il parco di Villa Pallavicino ricco non solo di flora ma anche di fauna sia nostrana che esotica. Il circuito turistico Borromeo, a solo un'ora da Milano, fa convergere in sé elementi incantevoli come il lago, le aree verdi e le splendide architetture di ogni epoca che fanno sentire il visitatore protagonista di una cartolina senza tempo. L'adesione al network è per le Isole Borromee un'ottima opportunità per dare maggiore peso al mercato del turismo culturale, integrando il tutto con una strategia di marketing unica e a beneficio del territorio.

Giorgia Meretti, communication manager delle Isole Borromee, della Rocca di Angera e del Mottarone sul trait d'union di Grandi Giardini Italiani dice: «Queste isole sono un tesoro a due passi da Milano. Prossimità e patrimonio artistico sono i punti di forza della zona del lago Maggiore. Per esempio il palazzo dell'Isola Bella è unico nel suo genere nel nord Italia. Da tre anni al suo interno è stata aperta la Quadreria con 130 dipinti dai seguaci di Leonardo al pieno Barocco. Il patrimonio conservato è un prodotto artistico e botanico».

Il mercato del turismo culturale e dei giardini secondo Judith Wade deve essere una macchina per l'occupazione: «La nostra responsabilità è di creare nuove opportunità di lavoro. Se non riuscissimo a fare ciò perderemmo una grande occasione. Dobbiamo assumere giovani laureati in lettere o economia e farli lavorare a regime nei beni culturali». Il suo progetto, fin dai primi 12 giardini amministrati nel 1997, aveva una visione a lungo termine e ambiziosa: «Il nostro Network vuole essere un'eccellenza da esportare nel mondo. Noi dobbiamo essere un modello del fare bene all'italiana. Un esempio di gestione per tutto il settore del turismo culturale. Una vera e propria impresa che investe per avere un ritorno e per creare valore aggiunto. Noi privati abbiamo il dovere di essere di ispirazione per tutti anche per i comuni».

Le rive del lago Maggiore, già nel 1600 erano la meta prediletta del Grand Tour dei giovani intellettuali. Flaubert quando durante il suo viaggio visitò l'isola Madre scrisse: «È il luogo più voluttuoso che abbia mai visto al mondo».

Grazie a Grandi Giardini Italiani vedute e scorci lagunari, ricchi di storia e bellezza senza tempo, torneranno ad essere meta di Grand Tour moderni, dal sapore un po' retrò.