Grazie Albero di Milano. Tu eroe, non Spelacchio

Addio eroico albero di Natale meneghino. Hai presidiato sull'attenti piazza Duomo con l'autorevolezza di un corazziere. Come da immutabile tradizione di rito ambrosiano, dalla vigilia di sant'Ambrogio alla Befana: un mese con pioggia, vento, temperature ben più alte delle medie invernali e senza un cenno di cedimento. Tu niente, bello impettito con i tuoi gli oltre 30 metri di altezza voluti da Sky e la meraviglia delle 700 palline a riflettere le 100mila luci led, il massimo consentito dal bando. Perché anche nell'eccitazione della festa, le regole sono regole. E a Milano le regole si rispettano. Mica come a Napoli che l'albero dalla Galleria Umberto I lo hanno rubato dopo nemmeno 24 ore e fatto ritrovare ai quartieri Spagnoli, spaccando pure rosoni e marmi della pavimentazione. Vabbè, eroico albero di Natale meneghino, ma quella è tutta un'altra storia e con tutto il rispetto per Napoli e i napoletani per bene, era ovvio che finisse su tutti i giornali a raccontare una città che andrebbe ricostruita dalle fondamenta. Morali innanzitutto. E visto che ci siamo, non prendertela se in prima pagina c'è andato per giorni quell'obbrobrio di Spelacchio. Il tuo (diciamo così, se non fosse offensivo) parente offerto dal sindaco grillino Virginia Raggi al Natale di romani e turisti. Una vergogna che ha fatto il giro del mondo visto che già il giorno dopo aveva praticamente perso tutti gli aghi. Mentre tu, nonostante l'aria non certo salubre di Milano, gli aghi li hai tenuti. Bello verde brillante fino all'ultimo giorno, come un albero di Natale che si rispetti. Certo, nessuno al momento di portarti via per regalarti una seconda vita altrettanto professionale trasformato in panchine e arredi urbani di gran design, ti ha ringraziato o magari appeso bigliettini affettuosi come hanno fatto i romani con quell'orrido Spelacchio. Ma si sa, di questi anni la vita è ingiusta con chi fa il suo dovere. A finire in prima pagina e a fare i milioni è sempre il rapper che si ammazza di spinelli e si tatua ogni centimetro del corpo e non il poliziotto che per mille euro al mese rischia la vita per aiutare il prossimo. Caro albero di Natale meneghino, non avertene a male se lo Spelacchio romano è diventato più famoso di te, questa è una storia che i milanesi conoscono fin troppo bene. Da secoli. Chi si comporta bene non fa notizia e nessuno gli dice mai grazie. E allora te lo diciamo noi: grazie per aver raccontato ancora una volta le virtù più belle di una città che non rinuncerà mai a fare il suo dovere in silenzio e con disciplina per un attimo di celebrità. E gli altri, se gli piace, si tengano pure i loro spelacchi.