Guerra tra bande nella Chinatown: ci scappa il morto

Colpi di pistola fuori da un locale Vittime due asiatici, uno è ferito

Equilibri precari all'interno della criminalità cinese di via Paolo Sarpi, i gruppi si creano e si disfano con facilità, innescando continui atriti. Una situazione resa ancora più instabile dopo l'uscita dal carcere di elementi arrestati dai carabinieri nel 2008 e nel 2012. E proprio in questo contesto di conflittualità perenne, dovrebbe inquadrarsi l'agguato mortale di via Signorelli, due asiatici sono stati feriti colpi di pistola. Il primo è morto qualche ora dopo in ospedale, l'altro in fin di vita.

Via Signorelli, traversa di via Sarpi, spina dorsale della China Town milanese. Qui c'è uno dei tanti karaoke, intrattenimento popolarissimo all'interno della comunità cinese. L'altra sera poco dopo mezzanotte arrivano Xipu Hu e W. F., 36 e 37 anni. I due vengono visti prima entrare quindi uscire nel giro di pochi minuti. Subito dopo sul marciapiede nasce una lite con altre persone, numero imprecisato, che ben presto culmina in alcuni colpi di pistola. I due amici cadono a terra feriti con un colpo ciascuno, sparato a breve distanza, all'addome. Vengono chiamati i soccorsi, Hu, che avrebbe compiuto gli anni proprio ieri, viene trasportato al San Carlo, dove muore verso le 6 mentre W. F. finisce a Niguarda: è gravissimo e i medici si sono riservati la prognosi.

Iniziano le indagini della squadra omicidi dei carabinieri, che finora ha l'invidiabile primato di aver risolto tutti i suoi casi. Per prima cosa vengono repertati bossoli, due, e proiettili inesplosi, tre: sono tutti di calibro 7.65, il che lascerebbe pensare a una sola pistola. Il suo uso non significa automaticamente un salto di qualità della criminalità asiatica. Anche se soliti regolare i conti con asce a mannaie, i banidti cinesi hanno già fatto uso in passato di armi da fuoco. Gli investigatori hanno poi iniziato a sentire i testimoni, ma al momento le loro dichiarazioni sono confuse e contradditorie. Resta da analizzare il profilo criminale dei due che, per chiari limiti di età, non possono certo essere iscritti alla voce «baby gang». Sono certamente noti, anche se non come boss così temibili da meritare un agguato in strada. Entrambi hanno infatti precedenti per reati relativi all'immigrazione clandestina, spaccio, di modesta entità, e rissa, mentre il solo ferito ha anche l'estorsione.

Due pesci piccoli dunque anche se gli equilibri all'interno delle gang cinesi mutano con estrema rapidità e il loro ruolo potrebbe essere cambiato negli ultimi tempi. Le alleanze di fanno e di disfano, i componenti di una banda passano all'altra con grande disinvoltura. La mappatura di pochi mesi fa è già vecchia. A rendere ancora più instabile la situazione, l'uscita dal carcere di vecchi pregiudicati del 2008 (guerra tra clan milanesi, bresciani e torinesi, 17 arresti) e del 2012 (droga e prostituzione, trenta arresti). Al loro ritorno in China Town hanno cercato di riprendere i loro vecchi posti all'interno delle gerarchie criminali, trovandoli però già occupati. E questo significa automaticamente guerra, agguati, regolamenti di conti.