«Ha ucciso 4 pazienti» Un nuovo processo per Brega Massone

Un quadro agghiacciante, quello descritto dai pubblici ministeri. Interventi abnormi e invasivi, eseguiti «in totale disprezzo delle condizioni di fragilita» dei pazienti, fino ad accelerarne la morte, al solo scopo di gonfiare i rimborsi da parte del Servizio sanitario nazionale. Sono passati quattro anni dal blitz della Gdf in via Jommelli. Di lì in poi, la Santa Rita sarebbe stata ribattezzata la «clinica degli orrori». Quattro anni durante i quali il vecchio staff medico della struttura sanitaria - accusato di lesione volontarie - ha subito pesanti condanne: l’ex primario di chirurigia toracica Pier Paolo Brega Massone è uscito dal processo d’appello con 15 anni e mezzo di reclusione sulle spalle, mentre ai suoi vice Marco Pansera e Pietro Fabio Presicci ne sono stati inflitti 4 anni, 4 mesi e 15 giorni e a 9 anni e 9 mesi. Ora, però, si apre un nuovo e ancor più delicato capitolo. Ieri, infatti, il giudice per le udienza preliminari Vincenzo Tutinelli ha rinviato a giudizio Brega Massone, Pansera e Presicci con l’accusa di omicidio volontario per la morte morte di quattro pazienti avvenuta nel 2006, e di lesioni gravissime in relazione a 46 casi di interventi ritenuti inutili effettutai tra il 2005 e il 2008 su pazienti in gran parte malati terminali.
Ma a processo finiscono anche altri professionisti che nel recente passato hanno prestato servizio all’ex Santa Rita (oggi Istituto clinico città studi, citata come responsabile civile, così come la San Carlo, dove sarebbero state eseguite alcune operazioni). Si tratta di cinque dei sei anestesisti che secondo i pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano avevano addormentato tre dei pazienti morti. Per loro l’accusa è di cooperazione in omicidio colposo perché non si sarebbero opposti alle operazioni pur avendone il dovere (il sesto anestesista procede con il giudizio abbreviato condizionato all’esecuzione di una perizia calligrafica). Ancora, rinviata a giudizio un’infermiera accusata di favoreggiamento e concorso con Brega Massone in appropriazione indebita perché durante l’inchiesta avrebbe tentato di far sparire le cartelle cliniche del reparto dell’ex primario e con lui avrebbe sottratto materiale medico alla clinica. E infine, dovrà comparire davanti alla prima corte d’assise anche il responsabile del reparto di Riabilitazione, accusato di truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante entità e falso in relazione alla documentazione che sarebbe stata falsificata per chiedere indebitamente rimborsi pubblici. Perché alla base di tutto c’era il denaro. Quello che la Regione versava alla clinica privata - ma convenzionata con il sistema sanitario nazionale - sulla base dei Drg e degli interventi eseguiti dallo staff di Brega Massone, che nell’ipotesi dell’accusa avrebbe usato il bisturi anche quando non ce n’era bisogno, fino a mettere a rischio la vita dei pazienti, pur di ingrassare i bilanci della clinica e le proprie spettanze. Una truffa ai danni della pubblica amministrazione calcolata in circa tre milioni di euro.
Una nuova, pesante tegola per l’ex chirurgo, in carcere ormai da quasi quattro anni. Un’accusa terribile, quella di omicidio volontario, che se confermata al termine del processo allontanerebbe - e di molto - il «fine pena» per Brega Massone.