Tra i capolavori di Maggiolini spunta la scrivania di Pisapia

Esposti gli arredi del grande ebanista settecentesco Rarità e il prezioso scrittoio restaurato da Palazzo Marino

C'è qualcosa di bello che, senza ombra di dubbio, il sindaco uscente Giuliano Pisapia lascerà alla città: una scrivania. Ovviamente non parliamo di una scrivania qualsiasi ma di un prezioso scrittoio firmato dal grande ebanista settecentesco Giuseppe Maggiolini «dimenticato» per vent'anni nell'appartamento privato del sindaco a Palazzo Marino. Pisapia, che non sarà un grande statista ma è uomo di cultura, l'ha fatta restaurare e da oggi la renderà ammirabile ai milanesi nelle sale della Galleria San Fedele (via Hoepli 3), dove si inaugura una pregevole mostra interamente dedicata al grande maestro tardobarocco. Una piccola grande chicca, l'esposizione a cura di Giuseppe Beretti e prodotta dall'impresa cooperativa Di Mano in Mano con il coordinamento dell'Ente di formazione CorsiArte. Il titolo, poi, è suggestivo e cade a pennello nello spumeggiante palinsesto della settimana del Mobile: «Maggiolini al Fuorisalone, primo brand di design di fine '700». Titolo accattivante ma azzeccato trattandosi Maggiolini del più grande designer ante litteram di mobili. Lombardo di Parabiago, Maggiolini rappresenta la firma più prestigiosa nell'antica arte dell'intarsio che, nel caso dell'ebanisteria, prevede unicamente l'uso di legnami di altissima qualità. I suoi cassettoni, comodini, stipi, cofanetti e scatole-scrigno sono tra gli elementi di arredo più ricercati dal collezionismo di antiquariato disposto a spendere. Maggiolini, che attorno al 1770 venne adottato dalla corte asburgica di Maria Teresa e dalle più importanti famiglie milanesi, ricevette numerose commesse pubbliche, come la realizzazione dei pavimenti del Palazzo di Corte in Milano, in fase di ristrutturazione per opera del Piermarini. Un pedigree che diede vita all'esclusivo «Mobile Maggiolini», un brand ben presto divenuto status symbol che anticipò le grandi firme del design moderno e contemporaneo.

In mostra alla Galleria San Fedele, fino al 19 aprile, ci saranno 15 opere selezionate più un corpus di progetti e disegni che rappresentano al meglio lo straordinario percorso creativo tra metà Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Tra questi, oltre al prezioso scrittoio di Palazzo Marino, opere provenienti da collezioni pubbliche e private, molte delle quali assolutamente inedite.

Esposti rari capolavori come la commode rococò che Maggiolini eseguì a vent'anni, le due commodes per il banchiere Antonio Greppi su cartoni di Andrea Appiani – per la prima volta riunite in una esposizione – del 1777, le monumentali commodes Sola Busca disegnate da Giocondo Albertolli nel 1789 (valore due milioni di euro), e ancora una coppia di commodes del 1804 che coniugano il suo inconfondibile stile col gusto impero della corte di Napoleone. A corollario degli oggetti sarà anche in mostra lo straordinario materiale grafico del Fondo con un allestimento fotografico di grande suggestione.