I commercianti arrabbiati: «In piena crisi questa misura ci ha dato il colpo di grazia»

I negozi del centro chiudono ed i commercianti non hanno dubbi: «Tutta colpa di Area C. Fare un provvedimento del genere in piena crisi economica vuol dire darci il colpo di grazia».
Loro, che (chi più chi meno) faticano a chiudere i bilanci alla fine del mese, si sono armati di buona volontà e hanno stilato un elenco di morti e feriti. «Le chiusure sono molte di più rispetto ai 79 negozi registrati da Confcommercio» assicura la titolare della cartoleria di via Brera. Lei e i suoi «colleghi» del comitato contro Area C hanno fotografato ogni giorno le vie del centro. Il risultato è un corposo dossier di scatti che denunciano il deserto più assoluto. Tra le ultime chiusure quelle di Ludi, la boutique in corso Magenta, il negozio di serramenta in via Rovello, le due vetrine di abbigliamento low cost di via Meravigli. «Solo in mezzo chilometro di percorso - denunciano i negozianti del comitato - abbiamo contato 25 serrande chiuse. I fallimenti sono troppi, non possiamo andare avanti così». Anche una negoziante di scarpe e accessori di corso Genova denuncia la stessa cosa: «La crisi è come se ci avesse spezzato una gamba. Area C ci ha rotto pure l'altra e siamo in serie difficoltà. Perciò vorremmo sapere da Confcommercio i dati reali». I commercianti del comitato lanciano in un grido di dolore al Comune e sostengono che Milano stia diventando «una città anti economica. Pisapia fa scelte e piani che funzionano solo come ideologia ma non ha senso pratico».
Dal dossier dei negozianti e dalle fotografie scattate in questi primi sei mesi di accesso a pagamento in centro, emerge che le vie dello shopping siano frequentato quasi solo dai turisti. Ma purtroppo non si tratta di giapponesi disposti a strisciare la carta di credito (quelli se ne stanno in Galleria o in via Montenapoleone). No, a Brera, in via Torino e in corso Genova i turisti sono tutti giovani che girano in infradito e stanno attenti alle spese.