I milanesi del blocco nero organizzati come militari

Hanno tra i 29 e i 35 anni, appartengono all'area squatter Il giudice: «La protesta violenta è il loro vivere quotidiano»

Facevano parte di un blocco nero «inquadrato militarmente», che ha creato una «situazione di autentico terrore nel centro cittadino, protrattasi per circa tre ore», durante le quali hanno fatto ricorso «sistematicamente ad atti di vandalismo». Così il gip Donatella Banci Buonamici descrive il profilo degli antagonisti arrestati per le devastazioni della manifestazione «No Expo» del primo maggio scorso, nella sua ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Piero Basilone. Sono cinque, tutti appartenenti all'area squatter e già noti alla polizia, i milanesi: quattro (Edoardo Algordi, Andrea Casieri, Alessio Dell'Acqua e Nicolò Ripani, tutti tra i 29 e i 36 anni) sono stati arrestati ieri dagli uomini della Digos, il quinto, un 25enne residente a Rho, è irreperibile. L'ordinanza riguarda anche cinque anarchici greci, per quattro dei quali è stata eseguita nella prima mattinata di ieri. Spediti in carcere perché c'è il pericolo di reiterazione del reato, dal quale bisogna «assicurare alla collettività efficace difesa», spiega il gip: tutti hanno dei precedenti specifici, siamo di fronte a gruppi che «fanno delle forme di protesta il loro vivere quotidiano». Resistenza aggravata dal numero di persone e dall'uso di armi, devastazione, incendio, travisamento, sono i reati contestati.

È solo la prima tranche, i primi esiti di un'indagine lunga e destinata ad allargarsi, perché del blocco nero, ricostruiscono gli investigatori, facevano parte circa 300 persone. Che si sono mosse in modo «compatto durante lo sviluppo della manifestazione», «contrapponendosi in più punti agli schieramenti delle forze dell'ordine». Contro gli agenti sono stati lanciati «sassi, bottiglie e contenitori di liquido infiammabile tipo molotov, fumogeni, bombe carta, razzi». Nel mirino dei black bloc c'erano anche altri obiettivi sensibili come il palazzo delle Stelline, dove ha sede la rappresentanza italiana della Commissione europea. Il gip Buonamici riporta nell'ordinanza la ricostruzione degli agenti della Digos: gli antagonisti si unirono al corteo in partenza da piazza XXIV maggio posizionandosi all'angolo con viale D'Annunzio, vicino al camion bianco sul quale, approfittando dell'assembramento, caricarono dei borsoni: dentro c'erano i vestiti neri, i passamontagna, le maschere e i caschi che sarebbero poi stati indossati in via Olona: una deviazione dal percorso prestabilito, qualche fumogeno lanciato in aria per nascondersi e in pochi secondi il cambio d'abiti era compiuto. Mazze di bambù e liquido infiammabile, partì lo scempio del centro città: 17 auto incendiate e altre 27 danneggiate, 10 banche attaccate, le vetrine di 18 negozi spaccate, i muri imbrattati. Un «grave pericolo per la pubblica incolumità, un gravissimo allarme sociale in una zona centralissima di Milano», ha scritto il gip.

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