I nuovi sogni gitani del Cirque du Soleil

Musiche funky-rock e ambienti immaginari fanno da sfondo agli acrobati di «Varekai»

Ferruccio Gattuso

Il Cirque du Soleil torna a Milano dopo la lunga permanenza a Expo 2015. Se il ricco spettacolo della scorsa estate all'Open Air Theatre - «Allavita!» - aveva fatto parlare di sé per la sontuosa (e costosa) messa in scena, il nuovo passaggio della celebre compagnia circense canadese avviene nella cornice del Mediolanum Forum da domani al 23 ottobre (ore 20, sabato ore 13-16.30-20, domenica 13.30-17, ingresso 42,55, info 02.53.00.65.01) - con un titolo inedito per l'Italia, sempre legato ai temi della Natura e della scoperta. «Varekai» - per la regia di Dominic Champagne - porta gli spettatori nel cuore di una foresta esotica e lussureggiante, dominata da un vulcano, un luogo della fantasia dove qualsiasi personaggio «indigeno» è capace delle più straordinarie evoluzioni. Come accadeva in «Allavita!», è un giovane protagonista a calarsi al centro della storia: paracadutato in questa magica foresta, l'inaspettato ospite dovrà semplicemente abbandonarsi all'osservazione di un mondo caleidoscopico, qualcosa che può benissimo essere qui e ora ma anche ovunque, nella nostra mente come ai confini della Terra, e in qualsiasi dimensione temporale.

E proprio «Ovunque» è la traduzione italiana del termine rumeno «Varekai», una parola che per i nomadi gitani dell'Est ben simboleggia la libertà di spostamento e di immaginazione, la condizione romantica cui il Cirque du Soleil rende omaggio e che è la stessa di coloro che praticano l'arte circense. La compagnia nata in Quebec 32 anni fa è ormai una perfetta macchina da spettacolo: cinquemila dipendenti, mille e trecento artisti di oltre cinquanta nazionalità diverse (dai soli venti iniziali del 1984) hanno portato la ricetta circense del Cirque a più di 150 milioni di spettatori, toccando oltre quattrocento città in tutto il mondo. «La gente pensa che noi abbiamo reinventato il circo nell'esatto momento in cui lo abbiamo deciso ha spiegato più volte René Dupéré, storico compositore del Cirque du Soleil Le cose non sono andate così: eravamo un pugno di pazzi che voleva fare un sacco di cose, ma solo poco a poco, anno dopo anno, abbiamo conquistato una chiara visione di ciò che il modern circus, come viene inteso adesso, potesse essere». Tra i numeri più spettacolari di «Varekai» vi è un ipnotico «Volo di Icaro», una donna dagli strabilianti poteri di coordinazione nel gestire diversi bastoni e infine acrobati russi (sono loro a chiudere lo spettacolo) che promettono di lasciare a bocca aperta per la loro audacia e le coreografie in volo sostenuti da una colonna sonora funky-rock.