I partiti ora si confrontano su sconfitta e opposizione

Maroni: «Stefano non ha valorizzato la coalizione» Morelli avverte: «Non c'è il capo della minoranza»

Alberto Giannoni

Stefano Parisi continua a correre. «La piattaforma politica che abbiamo realizzato in questi mesi - scrive - continuerà ad operare e a crescere». Si dedica al suo nuovo compito: consigliere comunale, assicura. Ma anche sul possibile ruolo da capo-opposizione si discute. Il candidato se l'è giocata bene fino in fondo, però a Palazzo Marino con la fascia tricolore oggi siede Beppe Sala. Il centrodestra quindi si interroga: il testa a testa è un buon segnale? Oppure la sconfitta è solo una sconfitta? I partiti danno risposte diverse, che aprono la strada a diverse strategie.

La Lega è molto critica. Matteo Salvini punta il dito contro gli alleati di centro, contestando un profilo troppo «moderato» della proposta presentata a Milano. Il governatore Roberto Maroni, che con Ncd governa al Pirellone, distingue la formula politica, giusta, dalla strategia del candidato. E spiega: «Non puoi fare il candidato di una coalizione e dire non c'entro niente con i partiti, li devi valorizzare, altrimenti non funziona. Per far politica devi essere un politico». «Io sto ai fatti - sottolinea Maroni - il modello Lombardia con un candidato presidente, il sottoscritto, politico che riconosce la forza dei partiti, ha vinto; il modello Lombardia con uno che spara addosso ai partiti ha perso, questa è la realtà. Dunque, non è vero che il modello Lombardia non funziona». Per il capogruppo uscente, Alessandro Morelli, ci sono luci e ombre, soprattutto nello sprint finale. «Parisi ha fatto un buon lavoro - spiega Morelli - e fino al primo turno il risultato è stato eccezionale. Al secondo turno la eccessiva ricerca di simpatie moderate non ha pagato. Parisi ha cercato il sorriso moderato invece di pestare sugli scheletri nell'armadio di Sala. E i grillini non hanno votato per noi». Parisi, insomma, sarebbe stato «troppo signore». «Ha usato il fioretto - dice Morelli - è stato troppo delicato. Quel che invidio al centrosinistra è il pelo sullo stomaco che hanno avuto nell'imbarcare tutti, dai Radicali, a Paolo Limonta alle associazioni anti-Israele. Hanno fatto passare noi da puzzoni, noi che invece abbiamo fatto gli schifiltosi, con Nicolò Mardegan, col caso di Pavesi eccetera». Sull'assetto in Consiglio, grande freddezza sul ruolo di Parisi: «Il capo dell'opposizione non esiste - dice Morelli - Parisi giustamente sta in Consiglio e su molte cose saremo d'accordo. Su altre, come le partecipate, assolutamente no. Noi siamo la Lega».

La sconfitta è di tutti. Ma le analisi divergono. «Ci siamo un po' seduti sul risultato del primo turno - riflette Marco Bestetti, giovane azzurro neo presidente del municipio 7 - Poi non siamo riusciti a far passare il messaggio sull'effettivo cambiamento, ma io vedo il bicchiere mezzo pieno. Il risultato di Milano è positivo, altrove è vedo debacle. La gente ha voglia di novità e Parisi ha rappresentato una novità, all'inizio ero scettico sul suo approccio ma mi sono dovuto ricredere. E i toni da sconto frontale ci avrebbero fatto clamorosamente perdere». «A Parisi non si può addebitare nulla - osserva il neo eletto consigliere Alessandro De Chirico - ha fatto un grande lavoro e lo farà anche in Consiglio comunale, lo aiuteremo in questo ruolo da capo dell'opposizione, anche perché mancano figure chiave». «La sconfitta? Abbiamo vinto in zone anche rosse, il risultato è ottimo. Gli astenuti sono coloro che non hanno avuto risposte. Ora dobbiamo stare fra la gente, la tv non porta niente di più e qualcuno ha sottovalutato l'importanza di stare fra la gente. Si è pensato che fossero sufficienti i due mesi che ci hanno portato al primo turno».