I ricercatori si ribellano: «Non torturiamo animali»

Ha ricevuto minacce di morte dagli animalisti ma Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri, non si ferma. E sostiene la sua battaglia a favore della scienza, lanciando un appello anche ai ricercatori: «Svegliatevi, bisogna avere il coraggio di aprire la bocca, di parlare». Che significa: basta lasciar passare falsi messaggi per paura di dire cose impopolari, basta silenzi da parte delle istituzioni («assordanti i mutismi del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del ministro della Ricerca Maria Chiara Carrozza»). A sostenere Garattini è l'interno mondo della ricerca, che tenta una sorta di riscatto dopo anni di falsi messaggi mediatici diffusi dagli animalisti, in piazza con il corteo di Animal Amnesty.
«La vivisezione - tiene a precisare Elisabetta Dejana, a nome della fondazione di oncologia molecolare - non è l'immagine del gatto con gli elettrodi in testa o la scimmietta torturata. In laboratorio non avviene questo». Giuseppe Remuzzi, presidente della società internazionale di Nefrologia, parla molto chiaramente: «Senza gli animali si ferma la medicina. Penso ai trapianti di organi. Senza la sperimentazione sugli animali nulla sarebbe stato possibile». Ovviamente nei laboratori non regna la giungla che denunciano gli animalisti in piazza: gli animali vengono utilizzati solo quando è strettamente necessario e, per il 90% dei casi, non si tratta di cani, gatti o scimmie ma di vermi, pesci, moscerini della frutta, rane e topi.
«Quindi basta usare la parola 'assassini' - sprona il rettore dell'università Statale Gianluca Vago - È intollerabile dover giustificare ciò che si fa. È ora di rivendicare la legittimità della ricerca e di agire in maniera compatta comunicando ciò che realmente avviene nei laboratori». «I ricercatori - precisa l'assessore Mario Melazzini, medico e presidente Arisla - seguono già iter molto rigidi per l'utilizzo degli animali. Ma senza la sperimentazione animale non andiamo da nessuna parte».
L'Italia sta già perdendo colpi rispetto agli altri paesi europei e i paletti italiani posti rispetto alle direttive europee rischiano di bloccare la didattica (impedendola ai laureati in biologia e veterinaria) e fermare la ricerca sulle droghe, sul trapianto di organi e sul tumore. «Dalla crisi - è l'appello dei ricercatori - si esce solo con la ricerca ma il governo sembra fare di tutto per impedirlo».
Gli ospedali milanesi, a cominciare da quelli oncologici, danno la loro piena solidarietà a Mario Garattini: «La priorità della ricerca è il paziente, è la cura». Punto. Di fronte a questo non c'è battaglia animalista che tenga. Il farmacologo dell'istituto Mario Negri ha raccolto più di mille firme a favore della sua manifestazione «Io sto con la ricerca», a testimonianza del fatto che finalmente gli scienziati escono dal laboratorio e raccontano perché serve sperimentare e come lo si fa. Sfatando i falsi miti dei cortei politicizzati.