I ristoranti visti dal Gambero: ecco dove si mangia meglio

Gourmet a 5 stelle come Cracco in testa alla classifica; l'Oriente a tavola prevale nei gusti tra gli etnici

C'è la città che non dorme mai ed è New York. E c'è quella che non digiuna mai ed è Milano. Dove accadono tali e tante cose quando si parla di cibo che perfino una guida come il Gambero Rosso dedicata al capoluogo lombardo, datata con slancio futuristico 2019 e presentata ieri nel nuovo ristorante di Carlo Cracco in Galleria, fatica a tenere il passo. C'è una tale quantità di stimoli nel volume (272 pagine, 10 euro) che non si riesce a identificare una tendenza precisa nella città dove aprono in continuazione nuove insegne (molte non resistono il tempo di validità della guida, per la verità).

Così un modo per topografare tutte le direzioni della ristorazione milanese è dato dai premi assegnati dai curatori del volume, tra i quali emergono molte novità. Ad esempio «Cittamani», indiano chic dalle parti di Brera, che diffonde le idee della chef cosmpopolita Ritu Dalmia (e poi avete mai mangiato il pollo tandoori accompagnato da un cocktail creativo?). Poi «Tipografia Alimentare», di cui si dicono meraviglie (chi scrive ammette di non averlo ancora provato), originale esempio di filiera gastronomica per di più in una zona semiperiferica come la spesso malfamata area di viale Monza, ancora il cinese «Le Nove Scodelle», che propone la cucina del Sichuan in zona Loreto. Oppure le star: Cracco, appunto; Iginio Massari, il Gualtiero Marchesi della pasticceria, che qualche mese fa ha aperto un locale dentro una banca in piazza Diaz, a due passi dal Duomo; e Aimo e Nadia, che hanno finalmente rinfrescato la loro immagine con un nuovo bistrot in zona Magenta.

Ma una guida non è una guida senza le classifiche. I salomonici curatori del volume non hanno voluto scegliere tra i migliori chef della regione, piazzandone ben quattro a quota 92 (su 100). Si tratta dello stesso Cracco, di Antonio Guida del Seta del «Mandarin», e dei «provinciali» fratelli Cerea di «Da Vittorio» a Brusaporto (Bergamo) e dei «Santini del Pescatore» di Canneto sull'Oglio (Mantova). Appena dietro, con 91 ecco Enrico Bartolini del «Mudec Restaurant» nel museo di via Tortona, Andrea Berton ormai a suo perfetto agio nel grattacielame di Porta Nuova, Davide Oldani di «D'O» a Cornaredo, Ilario Vinciguerra dell'omonimo locale di Gallarate. A quota 90, sempre però con tre forchette, ecco Philippe Léveillé del «Miramonti l'Altro» di Concesio (Brescia).

Negli ultimi anni le scene più interessanti sono state quelle più pop, di osterie ed etnici. Tra i primi vincono «Trippa» e l'«Osteria del Treno» di Milano, «La Madia» di Brione (Brescia), la «Locanda delle Grazie» di Curtatone (Mantova), il «Caffè La Crepa» di Isola Dovarese (Cremona) e l'«Osteria della Villetta» di Palazzolo sull'Oglio (Brescia). Tra gli esotici sempre molto Oriente: primeggia Il giapponese «Iyo» accanto al connazionale «Casaramen» e al fusion «Wicky's Wicuisine Seafood», tutti e tre milanesi, a confermare il primato metropolitano delle bacchette. Infine il miglior bistrot è «Pisacco» a Milano (con lo zampino di Berton) e la migliore enoteca «Al Donizetti» di Bergamo. Miglior servizio di sala quello di «D'O» (e quello di «Vun» per i ristoranti in albergo), migliore proposte al bicchiere di Enrico Bartolini e di «Champagne Socialist» a Milano, migliore rapporto qualità prezzo di «Osteria Grand Hotel» e «Locanda Perbellini a Milano», «Due Soade» a Cernusco sul Naviglio, «Antica Trattoria del Gallo» a Gaggiano, «La Piazzetta» a Montevecchia (Lecco), «Mu Fish» a Nova Milanese e «Civico 17» a Ponteranica (Bergamo).