«Idee prima delle regole Toti risorsa nel partito, ma se va fuori si perde»

Parla il capogruppo regionale di Forza Italia «Scissione? Non c'è spazio per altri soggetti»

Gianluca Comazzi, capogruppo regionale di Forza Italia, i consiglieri azzurri hanno incontrato il commissario regionale Salini.

«Riunione positiva, con Gelmini e Salini, non solo passaggio di testimone ma anche segnale sull'importanza del lavoro che dovrà essere fatto fra Lombardia e nazionale. Il gruppo vuole continuare nell'impegno, e ha la responsabilità d'essere il più numeroso».

Qualcuno lo vede spaccato.

«Sono emersi tre elementi importanti. Primo il riconoscimento che Berlusconi è il leader, secondo che il rilancio passa anche da una modifica delle regole ma deve essere discusso dentro il partito, nelle sue assemblee. Terzo, consapevoli che c'è bisogno di uno slancio, prima dobbiamo delineare un perimetro nell'azione del partito, rilanciare i contenuti. Alla gente interessa questo. Se si fanno congressi o primarie interessa poco».

Su queste cose tutti uniti?

«Sì. Su leader, battaglia interna e infine su regole e contenuti. I contenuti sono emersi: lavoro, casa, ma anche l'autonomia dimenticata dal governo».

E il perimetro qual è?

«Identità forte. Quando c'è un posizionamento percepito e assimilato, poi si pensa al resto. Il tema regole è giusto, ma se ci limitiamo a questo rischiamo di parlarci addosso. Per questo si è deciso congiuntamente di dar vita a una grande iniziativa sul lavoro per parlare con imprese, commerciati, artigiani, partite Iva».

Non sottovaluta il tema del rinnovamento?

«No, anzi, facciamo emergere posizioni forti. Noi siamo tutti abituati a stare sul territorio, al consenso, alle preferenze. Nessuno vuole fare il conservatore. Si è aperto un dibattito nazionale. E anche Salini, preparato, strutturato, è stata votata a suon di preferenze. Quello è stato il congresso».

Nessuno può liquidarlo come un nominato.

«Berlusconi ha tenuto conto delle richieste, le ha ascoltate. Questa scelta è un segnale che risponde a questa esigenza».

Ma basterà?

«Il dibattito è in corso. Lasciamo tempo di mediare mettendo al tavolo le persone rappresentative. Nostro compito è concentrarci sul messaggio».

L'iniziativa del 29 giugno a Villa Torretta?

«Sono tante le iniziative sul territorio. Questa è una delle iniziative. A me pare importante il rilancio con l'iniziativa unitaria che parte dal gruppo. Il rilancio deve essere unitario, si devono evitare le divisioni».

Toti e i suoi hanno messo in conto la scissione?

«Mi auguro di no, mi auguro che si trovi una soluzione che vada bene a tutti, nella quale coinvolgere i riferimenti più rappresentativi: Carfagna, Gelmini, lo stesso Toti, che è una risorsa del partito e deve contribuire al suo rilancio dall'interno. Non c'è spazio per altri soggetti, il rischio è disperdere voti a vantaggio di altri. Il risultato del 26 maggio non è all'altezza delle aspettative ma quel 9% non va disperso».

Un vostro consigliere, De Chirico, l'ha attaccata pesantemente. Risponde?

«De Chirico è un bravo ragazzo. È Il momento di stare uniti non di perdersi in piccole beghe di cortile o personalismi».

Il futuro? Vede un centrodestra a tre forze è una egemonia di Lega e «sovranisti»?

«L'elettorato è volatile, il voto è meno strutturato e si orienta in base a esigenze temporanee. Lo spazio c'è, voglio citare padre Turoldo: Non dobbiamo inseguire il consenso, né il dissenso fine a se stesso; dobbiamo inseguire il senso. Solo allora saremo credibili».

Lasciando da parte la Lega, le sente più vicino Salvini o un pd come Calenda?

«Sento più vicino Berlusconi. Faremmo un errore a inseguire gli altri. Non dobbiamo smarrire mai la nostra identità, anche perché ci sono partite fondamentali come Milano, dove il partito si sta riorganizzando con un lavoro straordinario di Cristina Rossello. Fi è centrale. La sfida è da giocare: dobbiamo trovare il candidato sindaco con una squadra convincente. Si deve partire da una figura di grande respiro in sintonia con la città e che allarghi i consensi».

Non sarà facile, lo sa?

«Lo so, dovrà essere affiancato da amministratori che abbiano dimostrato capacità in Comune e nelle Zone. Diamo il segnale che si parte dalla capacità. La nostra classe dirigente non ha niente da invidiare».

Le primarie?

«Strumento che può essere tenuto presente ma di per sé non garantiscono. Dobbiamo trovare una persona che parli con Milano, città che è un'altra cosa, città europea che deve stare al passo con la contemporaneità. Non si può ridurre la scelta a una questione fra funzionari di partito».