Incontro a Brera con Soldini «Lezioni di vita da una bottega»

Marta Calcagno Baldini

Stampa a caratteri mobili, matrice, xilografia, litografia, e poi la carta a mano, la rilegatura, la vita di bottega: sembrano parole oggi desuete, invece raccontano un mondo ancora vivo e che è diventato il soggetto dell'ultimo cortometraggio di Silvio Soldini «Il fiume ha sempre ragione», che è uscito a settembre prodotto dalla tv svizzera. Lunedì scorso Brera ha proposto la proiezione della pellicola nell'aula magna dell'Accademia alla presenza del regista e dei protagonisti, Alberto Casiraghi e Josef Weiss, di Soldini e del prof Bernardino Luino, direttore della Scuola di Grafica, oltre che della professoressa Marina di Falco, ideatrice dell'incontro aperto a tutti.

Un'operazione didattica importante, per un film che permette di rivalutare le priorità e porta a capire che «Amare l'obsoleto» non è una pazzia, ma un «Inno alla gioia» (colonna sonora della pellicola, non in una registrazione ma fischiettata in diretta da Casiraghi): Soldini infatti, originario del Canton Ticino e milanese acquisito, ha scelto di raccontare un mondo che procede in senso opposto al più comune, eppure resiste, anzi, vive forse in modo più autentico e soprattutto sereno. La telecamera entra negli studi e nelle vite di Casiraghi e Weiss discretamente ma anche senza filtri, e filma i due al lavoro: «Non gli ho mai chiesto di ripetere una scena dice il regista -, al massimo se per caso facevano qualcosa di poetico che non ero riuscito a filmare trovavo un modo delicato e naturale perché la riproponessero spontaneamente».

Ecco che recarsi ad Osnago da Casiraghi significa mangiare un minestrone con lui, e poi comporre un aforisma, stamparlo, e aggiungere un disegno originale stampato a mano. Chiunque può capitare lì, da intellettuali, scrittori o giornalisti come Sebastiano Vassalli, Fernanda Pivano, o artisti come Maurizio Cattelan, fino a studenti o semplici ammiratori. Dopo si beve anche un caffè, mentre la gallina in giardino passeggia e sulle pareti si vedono aforismi della Merini: «Senza colore mi sembra che non esistano le cose» dice l'editore. Il tutto mentre Weiss, nel borgo antico di Mendrisio, lavora più silenziosamente e solo con la amata moglie, nella sua officina di stampa a caratteri in piombo e rilegatura ad arte nata nel 1981: «La velocità ha i suoi pregi dice Weiss con una naturalezza spiazzante e rilegando un volume che sta restaurando - ma non sono i miei. Ognuno di noi deve capire dove vuole arrivare, dove vuole andare. È una scoperta, la vita stessa è una scoperta». Il film si conclude sull'Adda, nei luoghi di Leonardo e della Gioconda, nel ristorante dove Weiss e Casiraghi spesso vanno a mangiare: «Un giorno vidi delle bolle di inquinamento nell'acqua dice Casiraghi -. Sembrava che l'Adda ci stesse chiamando, che ci volesse lanciare un Sos, un avvertimento. Era presente anche Soldini. Dissi certo che il fiume ha sempre ragione, dobbiamo ascoltarlo. Decise allora di intitolare così il film».