Incubatori di idee e febbre da start-up: Milano sfida la crisi

Sentitevi retrò se invece che parlare di «protagonisti», «soggetti coinvolti», non usate la parola players. Siete fuori tempo se ancora non sapete cos'è un incubator o un coworking space (spazi di co-lavoro): tutto questo sfavillare di parole anglosassoni è quello che popola il mondo delle start-up, mondo che avanza sempre più velocemente, frequentato da appena trentenni o poco più (il target va dai 25 ai 40 anni) pieni di speranza in un'Italia diffidente e sfiduciata. Chi ancora non fosse avvezzo al gergo del nuovo pianeta, sappia che Milano e la Lombardia sono, in Italia, senza dubbio la città e la regione più attive e proficue in termini numerici, con più di 200 start-up attivate (contro le 135 dell'Emilia Romagna, le 113 del Veneto, 92 della Toscana, le 120 del Lazio, le 51 della Puglia e le 30 in Sicilia). Sarà, quindi, un bene capire cosa siano una volta per tutte e come operano.
Che vi avviciniate a “Tag Milano-Talent Garden Milano” in viale Monza (www.milano.talentgarden.it), o a “StartMiUp” nel quartiere Isola (www.startmiup.it), a “Coworking Login” ancora in viale Monza (www.coworkinglogin.it) o da “Avanzi” in Piola (www.avanzi.org), per citare gli incubator più attivi a Milano, l'impressione sarà la stessa: giovani che hanno a disposizione tavoli, computer, sale riunioni e quant'altro per impostare la propria attività commerciale e avviarla. Sì, perché ogni start-up per essere tale deve essere accolta da un incubatore: le idee cercano un nido, e una volta diventate grandi spiccheranno il volo. Gli incubator sono degli uffici specializzati che hanno a disposizione desk, sale riunioni, computer e, soprattutto, contatti, a cui i diversi start upper si riferiscono sperando che il proprio progetto sia considerato valido. In caso affermativo, possono entrare in quell'incubatore e lavorare per far partire la propria idea. «A seconda dei confort e delle attrezzature che lo start upper decide di utilizzare tra quelli che l'incubatore offre, si pagano tariffe diverse» dice Daniele Dellafiore, uno dei fondatori di StartMiUp, incubator nato nel 2012 in via Confalonieri: si va, per quanto riguarda StartMiUp (ma ogni incubatore è a sé), dai 20 euro al mese solo per l'uso della sala riunioni fino ai 1200 mensili se si vuole uno spazio ad uso ufficio vero e proprio, compreso quindi di wifi, stampante e sala caffè. In realtà non si può dire che tutte le idee che nascono in un incubatore vadano sempre a buon fine, e c'è già chi parla di «febbre da start up» (a questo proposito si può citare il sito www.startupover.com, dove si trova l'elenco di idee che erano partite bene, ma che poi sono sparite), eppure basti pensare che da una start up e in un incubatore sono partiti anche Google, Facebook, Skype e AirB&B. Insomma, senza essere illusi si può affermare che il mondo delle start-up e degli incubatori a Milano è un buon punto di partenza per giovani intraprendenti e non raccomandati: «Quelli di lovli.it, un nome che si è affermato nel mondo del design, quando sono arrivati erano in tre – continua Daniele-, e nel giro di 4 mesi hanno preso un tavolo intero (6-8 posti): ora hanno un loro ufficio in via Tortona. Passano però a trovarci nei vari eventi che organizziamo». Un esempio cui mirano centiania di giovani intraprendenti.