Incursioni d'arte contemporanea nei palazzi storici della Bergamasca

Il tema del Tempo al centro del progetto della critica Angela Madesani

Marta Calcagno Baldini

Per accettare di organizzare una mostra di 46 artisti contemporanei allestita in 8 palazzi storici di sei comuni della Bassa Pianura Bergamasca Orientale (Palazzo Barbò, dove Olmi girò «Il mestiere delle armi», Torre di Palazzo Barbò e Palazzo Botti a Torre Pallavicina, Palazzo Colleoni a Cortenuova, Palazzo Vezzoli a Calcio, Palazzo Giovannelli a Morengo, Palazzo della Ragione a Romano di Lombardia e la Rocca a Cologno al Serio), per accettare una simile curatela bisogna essere amanti delle sfide. E Angela Madesani, docente a Brera e allo Ied, lo è: «l'idea mi ha colpito immediatamente, e ho accolto senza riserve la proposta del sindaco-artista Antonio Marchetti Lamera». L'idea ora è un progetto alla sua prima realizzazione, si chiama «Chronos», e vorrebbe diventare una nuova costante per l'area, che per l'occasione si chiamerà «Le stanze del contemporaneo»: fino al 21 maggio nelle ville storiche della Bassa si vedranno le opere di artisti di ogni età, nazionalità e genere. Da Alberto Messina e Silvia Gazzola, due allievi della Madesani, fino a Opalka o Gianni Pettena, che appartengono agli anni Settanta, passando per gli anni 90 con i lavori di Tullio Brunone, Daniela Comani o Luigi Manciocco, e il primo decennio del nuovo secolo. L'intento è quello di valorizzare i siti storici del XVI e il XX secolo e allo stesso tempo quello di mostrare i lavori di personalità giovani e meno giovani dell'arte contemporanea. A unire le opere c'è il tema, Chronos, il Tempo: «è un argomento che affronto da anni dice la Madesani-, infatti alcuni artisti avevano già lavorato con me, per altri è la prima volta». Opere d'arte contemporanea inseriti in luoghi talvolta perfettamente ristrutturati, altre meno, che «conservano evidenti i segni del tempo, della storia che gli è passata sopra, addosso». Si tratta di un esperimento per gli artisti, che si sono confrontati con la curatrice per adattare, talvolta, l'opera allo spazio scelto. Ma anche per gli stessi luoghi che, come palazzo Botti, si aprono per la prima volta al pubblico. E non da meno per il pubblico, quello che verrà a vedere le mostre dalle grandi città come Milano, Bergamo o Brescia, e quello degli abitanti dell'area, che potranno guardare con occhi nuovi dle proprie ricchezze.