«Io, dal calcio Modena a unico italiano di Cats»

Qualche volta, sempre troppo raramente, accade che Londra si muova e scenda a casa nostra. Per gli amanti del musical, quando questo accade, l'occasione è da non perdere. Una di queste preziose occasioni si presenta da domani al 30 marzo, al Teatro degli Arcimboldi (ore 21, ingresso 80-30 euro più prevendita, info 02/67.07.12.16). Stanno infatti per calare in città i gatti più famosi e affascinanti mai apparsi su un palcoscenico, i protagonisti del musical di Andrew Lloyd Webber «Cats», fenomeno di culto in tutto il mondo, in un'edizione che promette di provocare le fusa a tutti gli appassionati. A produrre lo spettacolo il Really Useful Group (che è poi l'istituzione che controlla maniacalmente il rispetto delle opere di Webber nelle versioni tradotte a livello internazionale) e Cameron Mackintosh, numero uno dei produttori nel West End londinese (a lui si deve l'esplosione del fenomeno «Les Miserables»), due firme che garantiscono da sole un'indiscussa qualità. Nella versione in lingua originale con orchestra dal vivo «Cats» ripropone sul palco degli Arcimboldi un rito da record che va in scena da 33 anni, che ha segnato 21 anni di repliche di seguito a Londra e 18 a New York. La novità, per questa edizione destinata a girare l'Europa, è la presenza di un gatto tutto italiano: a vestire il pelo di uno dei principali felini della storia – il «rockettaro» Rum Tum Tugger, che tanto piace alle gatte – è infatti Filippo Strocchi, che dalle repliche di Atene, lo scorso febbraio, si è guadagnato i galloni del titolare. La scelta di Strocchi, classe 1982, è un buon segno, perché dimostra che, se pure esistono ancora divari indiscutibili tra il livello del musical anglosassone e quello italico, ci sono individualità che scavalcano, a passo di danza, canto e talento, qualsiasi confine. Già protagonista nelle versioni italiane di «Grease», «Hairspray», «Flashdance» e in quella tedesca di «Wicked», il giovane modenese si gode il momento magico: «L'approdo a Cats sembra scritto dal destino – rivela Strocchi – La prima volta che vidi questo musical fu a Londra, avevo circa dieci anni, e mi ci portò mia madre. Lo apprezzai, ma senza particolare entusiasmo. Di lì a poco sarei cresciuto e diventato un amante della musica rock, poi batterista e chitarrista di heavy metal. Insomma, tutt'altra cosa rispetto al mondo del musical». Ma il destino sa aspettare evidentemente perché, rincara Filippo, «nel frattempo sono diventato addirittura calciatore, sono finito nelle giovanili del Modena, sono stato chiamato in prima squadra in serie B, poi un infortunio mi ha tenuto fermo 9 mesi e ho scelto un'altra strada». Quella strada, così diversa, era quella del musical: «Ho fatto teatro amatoriale a Modena, poi a Bologna ho cominciato a cimentarmi con le tre discipline del musical. Ho sempre amato rischiare. Da lì, le scuole a Londra e infine il musical qui in Italia e all'estero. Ma per riuscire all'estero devi correre a ogni provino, e devi avere in famiglia chi ti supporta economicamente per poterlo fare. Io sono stato fortunato». Il ruolo del Gatto Rockettaro, considerato il curriculum, era inevitabile: «Io continuo a considerare il rock la musica preferita, quella che ascolto in auto. Il musical è semplicemente il mio lavoro».