«Io e Vigée, in viaggio nella memoria familiare»

Il romanzo autobiografico di Colette Shammah, dall'Olocausto alla Milano del boom

«Vigée e un'imprenditrice e un'artista di fama internazionale. Suo marito edeceduto poco tempo fa. Ha un figlio che lavora nel suo stesso campo. La sua vita e dedicata alla memoria. Vuole ricordare la madre, il padre, e crea delle opere a loro nome, conserva le fotografie dei nonni, cappelli, berretti, sciarpe, case...».

Chissà se Vigée chiese a Colette Shammah «a che punto sei? Stai finendo di scrivere il libro? Forza, devi arrivare all'ultima pagina» proprio mentre stava scrivendo il capitolo su di lei, donna baciata dalla grazia artistica. «Mia sorella Andrée, nel libro Vigée, è stata importantissima: senza di lei non avrei mai finito il viaggio nella memoria familiare», dice Colette Shammah, autrice del romanzo In compagnia della tua assenza (La Nave di Teseo). Il volume sarà presentato questa sera alle ore 18.30 al Franco Parenti, con Ilaria Borletti, Eva Cantarella, Ada Marchetti e la padrona di casa Andrée Ruth Shammah; leggerà brani assieme alla sorella Colette, e sono previste lacrime, perché la materia del romanzo tratta argomenti vicini al cuore.

«Non avrei mai voluto pubblicarlo. L'ho finito in tre anni, anche grazie ad Andrée che mi spronava. Una mia amica, Roberta Mazzoni, lo ha fatto leggere a Elisabetta Sgarbi ed eccolo in libreria. Il mio primo romanzo!». Colette si è ispirata alla storia della sua famiglia, approdata a Milano ma partita da Aleppo, in Siria, prima per la Francia (erano gli anni spaventosi delle persecuzioni naziste), poi, dopo il ritorno in Medio Oriente, accasata sotto il Duomo. La famiglia Shammah, di appartenenza ebraica e cultura internazionale. Padre e madre (scomparsi) e quattro figlie, con i loro figli e gli intrecci familiari che portano in tutto il mondo. L'assenza del titolo è la madre, chiamata Sophie nella finzione romanzesca. «Per me - ricorda Colette - era come Mata Hari, bella e misteriosa. Ma a volte la paragonavo ad Anna Karenina». Una madre non comune, che morì nel 2013, a 90 anni, quasi cieca, esile come un «tratto calligrafico giapponese». Colette, e le sorelle, le sono state vicino fino all'ultimo. Il marito lo aveva perso anni prima. «Il romanzo - dice Colette - potrebbe diventare un film. C'è movimento, c'è la grande storia del Novecento: l'orrore del nazismo, l'Olocausto, la nascita di Israele, Aleppo oggi ridotta in macerie. E c'è la fuga alla ricerca di pace e realizzazione di una giovane donna, Sophie, e della sua famiglia, che poi siamo io e le mie sorelle. Trattandosi di un romanzo, la vicenda raccontata è universale, c'è una figlia, la sottoscritta, che sulle pagine diventa Esther. Non parla solo della propria mamma, ma di tutte le mamme del mondo». La famiglia Shammah arrivò a Milano nel primo Dopoguerra. La metropoli lombarda, che stava iniziando la strada del boom, e accoglieva persone da tutta Italia, entrò subito nel cuore della mamma di Colette. «Amava la concretezza dei milanesi, l'arte nascosta di questa città, il mondo della moda e della cultura, la Scala», commenta Colette. «Nel libro dedico molte pagine a Milano, vista appunto da Sophie. Un porto sicuro, elegante, nulla da spartire con il caos di Aleppo. Un porto che noi sorelle Shammah continuiamo ad amare».

AB