"Io, l'illusionista della risata vi racconto i maghi del 2000"

L'attore milanese è presidente del Club Arte Magica: «Tanti vogliono imparare, ma l'era Houdini è finita»

«Se solo mi ricordassi cosa viene dopo Abra, farei sparire l'intero pubblico», disse una volta tra il serio e il faceto Harry Houdini al termine di una delle sue stupefacenti performance. In fondo, con quella frase il re degli illusionisti americani sembrò quasi preconizzare quello che sarebbe diventata la «magia» nel nuovo millennio, una forma di spettacolo in concorrenza con l'enterteinment televisivo, il teatro e il cabaret. «Quelli erano altri tempi» dice l'illusionista e attore milanese Raul Cremona, inventore, con la sua formula magica «Sim salamin», della figura del mago-comico. In realtà Cremona, figlio e nipote di imbonitori, «mago» lo è per davvero, un'arte coltivata fin da ragazzino quando iniziò a frequentare il Club Arte Magica, che ha sede a Milano in via Thaon de Revel e di cui oggi è presidente. Dal Derby a Zelig ai palcoscenici di tutta Italia, Raul ha dato vita a personaggi paradossali come il «Mago Oronzo», «Silvano il mago di Milano» (parodia di Silvan) e «Jacopo Ortis», miscelando gag, battute a numeri di prestigio che trasformano le risate del pubblico in applausi. A gennaio al Teatro Manzoni condurrà nuovamente il fortunato Festival della Magia che porterà in scena il meglio dell'illusionismo italiano.

«Dico che quelli di Houdini erano altri tempi perchè il boom dell'illusionismo iniziato alla fine dell'800 era circondato da un'aura esotica e di mistero, dove il confine tra prestigio e ciarlataneria era labilissimo. Oggi i trucchi sono svelati su internet e la magia dev'essere uno spettacolo a sè, che può stupire ma anche diventare pantomima...».

Ma chi è oggi che aderisce a un club delle arti magiche?

«Abbiamo circa 140 iscritti di tutte le età: neofiti, appassionati o aspiranti illusionisti. Il club, che fu fondato negli anni '50 da Ottorino Bai, ha sempre avuto lo scopo di incentivare l'arte della manipolazione, nella convinzione che una cosa è essere artisti, un'altra falsi medium».

C'è chi punta alla televisione?

«Molti ragazzi si avvicinano all'illusionismo per passione ma, ovviamente, non tutti sono portati. Noi offriamo un corso di 10 lezioni che fornisce un'infarinatura, dopodichè ci si iscrive a Circolo, dove si tengono conferenze e il Premio Bai che vede in scena i giovani e che ha in giuria professionisti. Qualche giovane tenta la carriera...».

Quali sono le doti fondamentali per diventare mago?

«Le mani sono importantissime, devono essere eleganti oltre che agili. Però vi si può sopperire con una buona presenza scenica e una bella voce, che è un elemento fondamentale ad esempio per il mentalismo. Poi è tutta tecnica».

Com'è cambiato l'illusionismo rispetto ai tempi di Houdini?

«Lui fa parte della tradizione americana dei grandi prestigiatori da scena, quella di numeri a effetto tipo donne che volano o scompaiono sul palco. Alla metà del '900 non esisteva ancora il concetto di manipolazione, ma si praticava una magia fatta di oggetti come fiori, foulard, cilindri eccetera. Tutto ciò è stato superato dalla cosiddetta micromagia praticata con oggetti piccoli (come monete o sigarette), dal mentalismo che comprende tecniche sofisticate di manipolazione e lettura delle volontà, e dal trasformismo di cui in Italia è maestro Arturo Brachetti».

Lei invece è il maestro della magia comica. Perchè l'idea di sdrammatizzare?

«Beh, la contaminazione comica aveva già fatto capolino con Ranieri Bustelli, mago del varietà degli anni Venti. Io che vengo dal cabaret ho capito che oggi il pubblico non ha più pazienza e ha voglia di essere coinvolto. Con i miei personaggi, tra cui ho riscoperto Silvan, porto in scena una magia più spicciola che spiazza continuamente gli spettatori a cui faccio sparire oggetti che a volte ricompaiono... a volte no».