Le jumbo turbine accanto al Duomo

Nel 1883 entrò in funzione la centrale elettrica situata dove oggi c'è la Rinascente

Elena Fontanella

Pochi sanno che di fianco al Duomo, in via Santa Radegonda, sorgeva la prima centrale elettrica europea a vapore voluta dall'ingegner Giuseppe Colombo, professore poi rettore del Politecnico di Milano e futuro presidente della Camera dei deputati tra il 1881 e il 1890. Sotto il porticato della Rinascente si può ancora scorgere la targa che ricorda quell'inaugurazione nel 1883. Questo insignificante rettangolo di bronzo deve necessariamente risvegliare una profonda riflessione a chiunque stia a cuore Milano. Se è vero che la memoria è la base per la costruzione del futuro ci si dovrebbe interrogare su quella città di fine Ottocento dotata di ingegno innovatore, scuole di alta formazione e giovani talenti che diventeranno i protagonisti del progresso tecnologico e del debutto economico e industriale della città che da allora, a giusto titolo, sarà riconosciuta capitale commerciale ed economica d'Italia.

Milano contava allora 321mila abitanti, poche grandi aziende chimiche in periferia e 20mila opifici a gestione familiare sparsi un po' ovunque in centro. Nascevano in quegli anni, dal senso di impresa delle solide famiglie lombarde, aziende che formeranno la base imprenditoriale del secolo successivo soprattutto per aver creduto nelle capacità dei tanti giovani cresciuti all'ombra del Politecnico allora Regio Istituto Tecnico superiore voluto dal matematico Francesco Brioschi nel 1863. Erano proprio questi giovani di eccelsa preparazione a offrire risposte e speranze all'imprenditoria nascente attraverso conferenze, aggiornamenti internazionali, proposte di applicabilità su vasta scala di nozioni e sperimentazioni. Nomi non proprio sconosciuti, tra i quali, l'industriale della gomma Giovanbattista Pirelli, il pioniere della aviazione italiana Enrico Forlanini e il futuro direttore della Edison Giacinto Motta.

Tra il 1877 e il 1881 entrarono in consiglio comunale giovani esponenti delle prime leve uscite dalla sezione industriale del Politecnico guidata da Giuseppe Colombo, allora insegnante di meccanica e ingegneria industriale. La parola d'ordine della politica era incanalare lo sviluppo cittadino attuando una svolta definitiva del settore produttivo, limitato dal problema energetico. Per fare un rapido conto è sufficiente calcolare l'incidenza sulla produzione del costo energetico esclusivamente basato sul carbon fossile. Venduto a Cardiff a 10-20 lire a tonnellata, il coke una volta a Genova arrivava a 25 lire, fino a toccare le 35 lire una volta arrivato a Milano. Era necessario dunque un forte accordo tra la politica, l'impresa e i capitali privati per permettere la pianificazione su larga scala di una svolta energetica innovativa che permettesse alle aziende italiane di svincolarsi dalla sudditanza del mercato straniero del carbon fossile, l'accesso a una forza motrice a chilometro zero, la delocalizzazione della produzione e un minor inquinamento urbano che costituiva quel non so che di fuligginoso alla già fitta nebbia milanese. Una programmazione che si risolse in circa un decennio grazie alla volontà di tutti i protagonisti e alla collaborazione internazionale.

Nell'ottobre 1878 giunse notizia che Edison stava realizzando i primi esperimenti sulla luce elettrica, per trasportarla e distribuirla a qualunque distanza. Colombo non potrà perdere l'occasione di visitare le enormi dinamo del padiglione Edison Illuminating Company alla Esposizione Internazionale di Elettricità di Parigi e il 4 settembre 1882 fu invitato da Thomas Alva Edison all'inaugurazione della prima centrale elettrica a New York. Il suo intento era determinato: trasferire a Milano il progetto. Individuò il vecchio teatro di Santa Radegonda per costruire una ciminiera di 64 metri di altezza e posizionare sulle vecchie tavole del palcoscenico le imponenti turbine Jumbo (dal nome del famoso elefante dello zoo di New York). Come prova generale vennero illuminati il Teatro Manzoni - allora in piazza San Fedele e la Scala con ben 2280 lampadine. Nel 1884 il comitato promotore si trasformerà nella società Edison con un capitale di 3 milioni di lire. A seguire sarà inaugurato il nuovo impianto di Porta Volta per illuminare le principali strade cittadine. Nel 1892 faranno la loro comparsa i primi tram elettrici offerti al Comune dalla Edison con diritto di prelazione.

Siccome «da cosa nasce cosa» l'invenzione di Edison portò Colombo a rispolverare un vecchio progetto di Cesare Cipolletti ingegnere impegnato nella costruzione del canale Villoresi per realizzare le due prime centrali idroelettriche a Paderno d'Adda (1898), a Vizzola Ticino (1900) e il capolavoro architettonico di Piero Portaluppi a Grosio (1918) liberando definitivamente Milano dalla produzione di energia. Si era aperta una nuova era, inaugurata con generose speranze in un progresso che sembrava senza limiti.

L'instancabile macchina dello sviluppo porterà inevitabilmente a un'evoluzione radicale delle categorie tradizionali di percezione di spazio e tempo e con essa si stravolgeranno le categorie stesse della vita di ogni giorno. Come recita la targa vicino alla Rinascente: questo è «l'inizio di una nuova era per il progresso civile e industriale del nostro paese». Queste parole ci insegnano a non dimenticare di seguire la strada dell'ingegno e della sperimentazione e della cooperazione per un futuro migliore.