L'addio a Mario Cervi «Dategli l'Ambrogino»

Un grande signore del giornalismo, che merita gli onori di Milano. Colonna del «Giornale», autentico testimone del Novecento, Mario Cervi - scomparso ieri a 94 anni, è stato un gigante della carta stampata e il narratore appassionato di una storia vista da vicino, lungo quasi un secolo. Il tratto umano, nei ricordi di chi lo ha conosciuto e oggi lo celebra, corrisponde a quello (impareggiabile) della sua penna. Elegante, lucidissimo, incisivo e sobrio. Nato nel '21, cronista a Milano dal '45, Cervi ha vissuto per 70 anni da maestro in una città cui ha dedicato uno dei suoi ultimi articoli, il 29 luglio, commentando da par suo il singolare caso di una Festa dell'Unità organizzata (dal Pd) nei giardini intitolati a Indro Montanelli, collega, amico, altro gigante con cui ha condiviso tutto: l'addio al Corriere, la fondazione del «Giornale», la sterminata e fortunata produzione storiografica. L'anno scorso Milano ha dato a Cervi un tributo, quando con il direttore Alessandro Sallusti ha ritirato l'Ambrogino d'oro assegnato al Giornale per il suo quarantennale. Ora arriva la proposta di conferire alla sua memoria - e non solo al giornale che ha diretto - la massima onorificenza cittadina. «Mi impegno fin da ora a proporre Cervi per l'Ambrogino alla memoria il prossimo anno - ha detto Riccardo De Corato, vice-presidente del Consiglio comunale - La sua morte oggi ha colpito tutti: è una perdita non solo per il giornalismo ma per tutta la città, che l'ha visto prima lavorare al Corriere della Sera e poi seguire Montanelli nella fondazione de Il Giornale». «Un grande - ha aggiunto De Corato - forse l'ultimo dei grandi dopo Montanelli. Merita senza dubbio di ricevere l'Ambrogino: per il 2015 ormai le assegnazioni sono state fatte, ma mi impegno personalmente, come vicepresidente del Consiglio comunale e come ex vicesindaco, a proporlo l'anno prossimo». Cordoglio anche dal Consiglio regionale, col presidente Raffaele Cattaneo che parla di un «intellettuale e storico dal pensiero lucido e dai contenuti saldi». «Cervi ha fatto la storia del giornalismo - ha detto - e lo abbiamo apprezzato per la chiarezza delle sue idee e per aver svolto la sua professione con passione instancabile. Maestro di generazione di giornalisti, è sempre stato dentro ai fatti descrivendoli e interpretandoli sempre con intelligenza». E il governatore, Roberto Maroni, ha detto che «la Lombardia e tutto il Paese perdono un uomo di grande umanità e un professionista serio e innovativo». I giovani cronisti di Milano ricordano la curiosità con cui leggeva perfino il foglio di informazioni realizzato dagli allievi della scuola di giornalismo. «Un giornalista di profonda umanità, un modello di correttezza professionale. Cervi ha dimostrato che si può fare grande giornalismo senza ricorrere alle scorciatoie del sensazionalismo» ha detto Mariastella Gelmini, coordinatore regionale di Forza Italia. «Con Cervi scompare un pezzo della nostra storia - il ricordo del coordinatore comunale azzurro Fabio Altitonante - era un grande uomo e un grande giornalista per tutti noi. Ricordiamo le sue parole, alla consegna dell'Ambrogino d'oro, ispirate dalla più alta correttezza giornalistica: Ci riempie di gioia, ma nonostante l'Ambrogino non faremo sconti».La camera ardente è stata allestita all'ospedale Fatebenefratelli ed è aperta (dalle 9 e 30 alle 17 e 30) alle visite di chi vuol dare l'ultimo saluto.