L'altra Cina apre la porte ai nostri giovani ingegneri

Il futuro guarda a oriente e l'oriente cerca di prepararsi arruolando studenti. Nell'incontro tenutosi ieri al Politecnico, Du Yubo, viceministro all'istruzione cinese, è stato molto chiaro: le priorità della Cina sono educazione e formazione. E infatti il progetto del gigante asiatico è di portare entro il 2020 mezzo milione di studenti stranieri nel proprio paese. E in questi numeri è compresa l'Italia. Non a caso all'evento, compreso tra quelli per il centocinquantesimo del Politecnico, erano presenti trenta università cinesi. «Credo che con l'impegno del nostro governo e delle nostre università – ha affermato Du Yubo – la collaborazione nel campo dell'istruzione tra i nostri due paesi possa portare a nuovi importanti risultati». Anche perché sono già migliaia i giovani che viaggiano fra i due Paesi: «Attualmente ci sono più di tredicimila studenti cinesi che studiano in Italia e oltre quattromila italiani in Cina – ha precisato il vice ministro – il governo cinese appoggia e continuerà ad appoggiare la collaborazione nel campo dell'istruzione, incoraggiando lo scambio di studenti e ricercatori e la conoscenza della nostra cultura da parte del popolo italiano attraverso attività come l'insegnamento della nostra lingua». Intanto la voglia di apprendere dei cittadini cinesi porta nelle esauste casse delle istituzioni universitarie milanesi nuovi contributi: «Per molti dei nostri consorzi – ha detto Giuliano Noci, vice rettore per la Cina del Politecnico – la Cina è il primo partner economico straniero e contribuisce alla loro crescita in maniera significativa, non a caso abbiamo aperto anche una società di diritto cinese». E il contributo che l'Impero di Mezzo può fornire ai giovani italiani non si ferma qui: «Per i nostri ragazzi andare in Cina può servire a capire che il baricentro del mondo si è spostato a oriente e a aprire le loro menti che spesso sono ancora centrate solo sull'Occidente – ha sottolineato Noci – senza contare che molti di loro poi aprono attività in quel Paese o vanno a lavorare per aziende che hanno già là delle sedi».
Ma la collaborazione tra le due nazioni è nata da tempo, come ha spiegato Giovanni Azzone, rettore del Politecnico: «Con il progetto Politong, nato nel 2006, abbiamo voluto promuovere un comune sviluppo dell'Italia e della Cina nel campo dell'educazione superiore in modo da formare una classe di ingegneri che rafforzi i legami fra i due Paesi e risponda alle esigenze di entrambe le realtà – ha spiegato - iniziative come quella di oggi mirano ad un rafforzamento di questa collaborazione nell'ottica di un accrescimento delle collaborazioni di ricerca e di trasferimento tecnologico».
E la caccia ai cervelli occidentali viene attuata anche grazie alle borse di studio delle agenzie governative come la CSC, China Scholarship Council: «Sono numerose le collaborazioni della Scuola di dottorato del Politecnico con ricercatori cinesi – ha detto Barbara Pernici, docente del Polimi - alcuni sono supportati dalle borse di studio della CSC, altri dall'ateneo milanese o da quello cinese, o la regione, di provenienza».