L'altra metà del voto. Così le suffragette conquistarono i seggi

Fino a dicembre a Milano mostre di foto e convegni sul debutto delle quote rosa in politica

Pellegrina Pirani, Ersilia Majno Bronzino, Elisa Boschetti e Anna Celli (1905)

Fino a quel giorno, le donne milanesi presero parte alla vita politica solo e unicamente come dattilografe. Le più audaci fecero da «staffette» durante la Resistenza, nulla di più. Ma quel 10 marzo 1946 cambiò tutto. Operaie e borghesi, contadine e segretarie indossarono il vestito migliore del loro guardaroba e finalmente non andarono più solo al mercato ma si misero in coda ai seggi elettorali. Con la borsa sotto il braccio e la testa alta. Basta distinzioni di sesso, anche a Milano quel giorno la «cosa pubblica» divenne davvero di tutti.

Un diritto conquistato con battaglie lunghe vent'anni e con grande ritardo rispetto alle donne di altri Paesi europei. Oggi, settant'anni dopo, si vogliono ripercorrere le conquiste delle suffragette italiane con una mostra organizzata nella sede dell'Unione femminile in corso di Porta Nuova.

In esposizione i documenti dell'archivio storico dell'Unione femminile nazionale, fondata nel 1899, insieme a quelli della fondazione Anna Kuliscioff presieduta da Waletr Galbusera, che conserva una vasta raccolta di fonti archivistiche e bibliografie sul movimento operaio e socialista.

Manoscritti, volantini, giornali, pamphlet riproporranno il clima che si respirava in quel periodo. E le vignette satiriche esposte racconteranno di come sul voto femminile si fece parecchia ironia, anche a sfondo decisamente maschilista, definendo le suffragiste «cattive donne». La diffidenza e le critiche furono pungenti anche nei confronti delle prime donne elette, così lontane dai canoni estetici di allora, che avevano abituato la società a una burrosa femminilità alla Lollobrigida. La mostra resterà aperta fino al 19 novembre e verrà affiancata da momenti di riflessione, convegni e dalla presentazione del volume «Il voto alla donna? Inchiesta e notizie», che riproduce l'inchiesta pubblicata nel 1905 dal periodico «Unione femminile»: un dossier che riporta oltre 140 interventi di intellettuali (uomini) ed esponenti della società civile e politica sull'opportunità di dare o meno il voto alle donne. L'8 novembre sarà inaugurata la mostra «Le donne verso il voto del 1946 elle carte della prefettura di Milano», nella sede dell'Archivio di Stato di via Senato, che rimarrà aperta fino al 23 dicembre. Inoltre il 16 novembre, all'Università degli studi verrà organizzato un convegno dal titolo «Italiane ieri e oggi: voto, rappresentanza e partecipazione politica», che riannoda i fili della storia al presente e alla sua contraddittorietà: da un lato i giovani che guardano alle istituzioni politiche con un certo distacco, per non dire disprezzo. E dall'altro le attese dei nuovi cittadini italiani che non hanno rappresentanza politica.

C'è un dato su cui riflettere: quest'anno il tema di maturità dedicato al suffragio universale è stato scelto solo da 7 studenti su cento. E forse i 18enni di oggi non si rendono conto della fatica a conquistare un diritto che considerano scontato.