L'arcivescovo in Aula: "Milano città europea ma bonifichi i quartieri"

Delpini avverte: "Il Comune può fare molto". La sinistra applaude su migranti e periferie

Un'alleanza delle istituzioni per il bene comune. A 17 anni di distanza dall'ultima volta, l'arcivescovo di Milano torna a parlare nell'aula più importante del Comune. Era il 28 giugno 2002 quando il cardinale Carlo Maria Martini pronunciò il suo Discorso al Comune di Milano, "Paure e speranze di una città". Molto è cambiato, ma non è una Milano meno impaurita quella a cui si rivolge Mario Delpini proseguendo il dialogo avviato col discorso alla città per Sant'Ambrogio. Sono le 17,43 quando l'arcivescovo inizia a parlare, restando seduto nello scranno alla destra del sindaco, Beppe Sala, che lo ha accolto dieci minuti prima a Palazzo Marino. Lo stile è come di consueto sobrio, e trova interlocutori molto attenti. I consiglieri sono tutti presenti. Un riconoscimento unanime, senza distinzione di schieramenti, giunge alla Chiesa ambrosiana per lo straordinario lavoro delle parrocchie, soprattutto nelle periferie.

«Spesso unica soluzione ai problemi di credenti e non credenti», riconosce Basilio Rizzo, il più «comunista» e il più esperto dei consiglieri, tanto da ricordare Martini in quell'aula, che oggi ascolta in religioso silenzio. Non ci sono distinguo su questo, applaude l'assessore radicale Lorenzo Lipparini e la consigliera della sinistra Anita Pirovano, che pure declina al plurale la parola famiglia, spiega di vedere nella Chiesa «un valido alleato» su alcuni temi. Il caso vuole che sia la ricorrenza dei Patti lateranensi. Delpini auspica che alla Chiesa non sia riconosciuto solo «il servizio che ha reso e rende in molti ambiti della vita della città», ma anche «quello che ha di più da offrire», cioè la «persuasione che la vita abbia un senso». Non sono carità dunque, ma anche verità. Enrico Marcora della «lista Sala» parla da «cattolico impegnato in politica» e cita la «sacralità della vita» e l'«attacco sistematico alla famiglia». Dall'altro lato Matteo Forte, che Delpini ha nominato nella commissione per la promozione del bene comune, menziona l'attività della commissione per la famiglia e ricorda che la laicità non è uno «spazio vuoto» e ma uno spazio in cui possibile sia esprimere un significato. Il 5 Stelle Simone Sollazzo è l'unico che cita la parola «moschee», Silvia Sardone del gruppo misto chiede il crocifisso in tutte le scuole e gli uffici e va all'attacco della sinistra.

Aleggia su tutto il tema dei migranti, e la discussione anche accesa sulla Milano di oggi: se sia brillante, «inclusiva» e «innovativa» come vuole il centrosinistra, o se al di là del centro non nasconda problemi sempre più grandi.

Il sindaco Sala vede la vocazione di Milano nella «apertura e capacità di integrare il nuovo e il diverso». Delpini la immagina con una «prospettiva» e una vocazione che «deve essere europea e mediterranea», però ritiene che il Comune «possa fare molto per sostenere le buone pratiche e bonificare i territori esposti al pericolo di diventare incubatori di violenza, risentimento, illegalità». Fa l'esempio dei servizi, della «cura per le condizioni abitative», per il trasporto pubblico, o «la presenza capillare della Polizia locale» o «iniziative di animazione nei quartieri». Il leghista Alessandro Morelli non si tira indietro: sotto il «velo d'oro» della Milano del centro «c'è qualcosa altro».

«Nascondere i problemi legati a un falso modello di integrazione è sbagliato» avverte, e ricorda che il Comune «ha scelto di non seguire la linea tradizionale della famiglia». E Maristella Gelmini di Forza Italia cita la piaga aperta di Rogoredo e «il banco di prova migranti», indicando l'obiettivo di coniugare «sicurezza» e «quell'umanità che non deve mai venire meno. «Il Paese chiede sicurezza ma buonsenso» ma «occorre accantonare odio e rancore».