L'arte della «tazzulella» attraverso i secoli

Al Mumac, dopo la mostra dei macchinari, apre la biblioteca dedicata al caffè

Simone Finotti

Una pausa caffè? Niente di più gradito quando sentiamo il bisogno di quella marcia in più. In tempo di vacanze meglio ancora: che c'è di più rilassante di una bella «tazzulella» fumante? Lo consigliava anche Parini al suo Giovin signore: «Se noiosa ipocondria t'opprime, de' tuoi labbri onora la nettarea bevanda ove abbronzato fuma et arde il legume a te d'Aleppo giunto e da Moca». Per noi italiani, insomma, «ogni momento è quello giusto» e Milano ha molto da insegnare, visto che le prime macchine per espresso sono nate proprio qui. Per ripercorrerne le vicende si può fare un salto al Museo della macchina per caffè di Binasco aperto quattro anni fa dal Gruppo Cimbali e meta cult per gli appassionati.

Lunedì s'inaugura la Mumac Library, la seconda biblioteca più grande del mondo, dopo quella del Jacobs Museum di Zurigo, dedicata al caffè e alla sua storia che s'intreccia con quella della nostra cultura e del costume. Le dieci sezioni espositive (Prodotti e tecnologie, Arti e design, Caffè storici, Il latte e il caffè, Ricette, Mondo del barista, Aziende del caffè, Mondo del caffè, Storia e consumi, Libri antichi e il caffè dei bambini) coprono un arco di oltre 400 anni con mille volumi, inclusa la collezione Maltoni, e ben 15mila documenti tra manifesti pubblicitari, foto, cataloghi, ricette, disegni tecnici, brevetti e testimonianze storiche. Un viaggio-narrazione che parte dal 1592, in piena fioritura della trattatistica tecnica tardo-rinascimentale, quando il medico e botanico veneto Prospero Alpini diede alle stampe il «De plantis Aegypti liber» con la prima descrizione europea della pianta del caffè. Ma il secolo d'oro della «nettarea bevanda», Goldoni insegna (del 1750 è «La bottega del caffè»), è il '700, rappresentato dal raro volume «Coffee & Chocolate» di Giovanni Della Bona (1762, erano anche gli anni del Caffè dei Verri), che tratta «dell'uso e dell'abuso del caffè e delle massime intorno alla cioccolata». Un secolo dopo l'altro si arriva alla produzione industriale e alla diffusione della pubblicistica specializzata e non mancano pezzi unici come «Aunt Martha's corner cupboard» di Mary & Elizabeth Kirby.