Una legge per proteggere i naviganti del web

Riconoscimento per i video dei ragazzi che denunciano la violenza su internet

Elena Gaiardoni

Una ragazza danza. Top, short, calzini neri, pelle diafana. E' in bianco e nero. La giovane si accascia. Alcune compagne mascherate le scrivono sulla pelle: «Sei brutta. Grassa. Danzi male». Vince la forza poetica di «No Mask», un corto contro il cyber bullismo realizzato dalle studentesse del liceo classico Leonardo da Vinci di Fasano in provincia di Brindisi, il concorso «#OFF4aDAY-Today is our school's turn», indetto da Samsung, Mogei, il movimento dei genitori, con il contributo della Polizia di Stato. Diffusa in più di duemila istituti in Italia, la manifestazione ha portato molti allievi nella Samsung Smart Arena insieme agli insegnanti, per parlare di una violenza che ha inflitto lutti nelle famiglie, come testimoniava la presenza di Paolo Picchio, padre della quattordicenne che si suicidò nel gennaio 2013. Nel corso dell'evento è arrivato anche un augurio di buona riuscita da Roma, dalla Presidenza del Consiglio.

Il padre si commuove di fronte ai ragazzi che, guidati dalla Pina di Radio Deejay, sono chiamati a testimoniare di un fenomeno inflitto da pochi esseri violenti, boia moderni della vita di molti, visto che il 62% dei presenti dichiara di conoscere persone vittime di cyber bullismo. «Il ddl della senatrice Elena Ferrara, docente di musica di mia figlia, deve diventare legge. Dobbiamo agire su diversi fronti. Più manifestazioni con i ragazzi, in modo che i giovani si abituino a esternare i loro vissuti. Una battaglia sul fronte legislativo e sul fronte giudiziario, perché non tutta la magistratura è preparata ad affrontare i casi di cyber bullismo. Nella procura di Novara il caso di mia figlia è un fascicolo di novemila pagine. La sentenza del processo costituirà in ogni caso un nuovo insegnamento» dichiara Paolo Picchio.

Non può ancora pronunciare il termine «perdono» il genitore che sta affrontando un cammino giudiziario doloroso, affidando la facoltà di fare giustizia alle parole, e proprio esse furono oggetto dell'ultimo messaggio di sua figlia, quando scrisse: «Le parole fanno più male delle botte». Soprattutto da quando passano su un mezzo, il web, che ha scoperchiato una dimensione creduta paradiso dai piccoli visitatori, ma che di colpo si trasforma in inferno. «Non bisogna demonizzare lo strumento - ha detto il sottosegretario all'Istruzione, Gabriele Toccafondi - ma fornire ai giovani una corretta preparazione per sapere usare le nuove tecnologie al meglio. Il 91% dei nostri figli è iscritto a un social. Sa a cosa va incontro? Questo dobbiamo domandarci».

Infinite sono le domande che genitori, educatori, adulti devono affrontare, come sottolinea la senatrice Elena Ferrara: «Il 29 aprile internet compirà trent'anni in Italia. Dobbiamo tutelare i più indifesi con una legge». Insieme alla Pina, che racconta quanti insulti riceve un personaggio pubblico come lei, «e un insulto segna più di dieci complimenti» rimarca, anche GaBBo il re del web, il guru di tanti youtuber. «Dietro le quinte del mio lavoro si susseguono casi di cyber bullismo, bisogna essere forti e capire che, chi usa metodi violenti, è lui il più debole. Quando avevo un negozio venne un ragazzo che mi disse che il giorno prima mi aveva colpito su Youtube e ora voleva scusarsi delle cattive parole offrendomi un caffè». A premiare i vincitori Valentina Aprea, assessore regionale all'Istruzione, Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto, Marco Valerio Cervellini, sostituto commissario della Polizia di Stato.