Lettere, fotografie e pallone L'archivio di Brera in mostra

Da oggi al 7 febbraio al Laboratorio Formentini per l'editoria i documenti e i dattiloscritti del grande giornalista sportivo

Simone FinottiÈ difficile pensare al giornalismo sportivo italiano senza ricordare Gianni Brera. Ma non è facile nemmeno pensare a Gianni Brera come a un semplice giornalista sportivo. D'accordo, erano altri tempi: gli anni d'oro della carta stampata, quelli che se il lunedì non correvi in edicola le azioni del giorno prima potevi sognartele; quelli che stavi una settimana ad aspettare le cronache e le pagelle fresche d'inchiostro per squadernarle con gli amici del caffè. E in fondo il calcio era ancora questione di epos, sudore e fatica sotto il vigile sguardo della dea Eupalla. Ma anche allora non era da tutti abbracciare il «tenero e popolare dialetto della domenica», raccontare di Accacconi e Accacchini, liberi e goleador, meline e catenacci, rifiniture, disimpegni, contropiedi, incornate del Bonimba e centrocampisti uruguagi e poi magari, la sera, tra un sigaro e una bottiglia di Barbacarlo, scrivere due righe a signori come Carlo Cassola, Vittorio Sereni, Giovanni Giudici, Mario Soldati, Mario Tobino o Indro Montanelli. Da oggi al 7 febbraio, al Laboratorio Formentini per l'editoria (via Formentini 10, www.laboratorioformentini.it), la mostra documentaria «Rospi e lumaconi. Suggestioni dalle carte di Giovanni Brera», a cura di Anna Lisa Cavazzuti, ricostruisce l'universo professionale (e non solo) del Giuan più famoso del nostro giornalismo, «figlio legittimo del Po cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e sabbioni», eppure capace di sublimare le quotidiane gesta del pallone con la finezza linguistica di un filologo alessandrino. L'esposizione, voluta dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori in occasione dell'uscita del volume Storia di Gianni Brera 1919-1992, curato da Franco Contorbia, propone un ricco e intrigante viaggio attraverso le carte d'archivio di Brera, per ripercorrerne i momenti salienti della carriera: tessere d'ingresso al velodromo Vigorelli e all'ippodromo di San Siro, pass di Tour de France e Olimpiadi, pagine di taccuini e agende, annotazioni su atletica, ciclismo, pugilato e naturalmente tanto, tanto pallone. Non mancano documenti amministrativi come il libretto d'iscrizione alla Reale Università degli Studi di Pavia (dove si laureò in Scienze Politiche nel 1943, in pieno clima bellico) e, più tardi, i contratti con la Rai per la partecipazione alla Domenica sportiva. Molto spazio è dato anche alla sfera privata, con dattiloscritti corretti a mano, ritagli stampa e fotografie che ritraggono Brera a caccia e alla macchina da scrivere, ma anche scambi epistolari con colleghi, editori, dirigenti sportivi e atleti. L'Archivio Gianni Brera, depositato dal 2011 in Fondazione Mondadori, ha ricevuto nel 2012 la Dichiarazione di interesse storico dalla Soprintendenza: contiene complessivamente 7 metri lineari di materiali oltre a 300 libri e più di 1.300 fotografie. Curiosi e appassionanti gli «scritti», testimonianze dell'intensa attività letteraria, e le agende, in cui convivono vita privata e attività creativa. Lunedì-venerdì ore 14-19.