L'ex Pfm Mussida: «A Milano i musicisti avranno la laurea»

La storica scuola CPM potrà rilasciare titoli universitari: «Un'opportunità per i ragazzi»

Luca Testoni

«Giorgio Gaber cantava Libertà è partecipazione. Sorge spontanea una domanda: chi ci pensa alla qualità di questa partecipazione? E ancora: cosa può fare la musica per renderci migliori?». Tutto si può dire, tranne che Franco Mussica, 70 anni, milanese, storico fondatore della Premiata Forneria Marconi, non ami le sfide. D'altronde, nella sua filosofia di vita, almeno così dice, «le abitudini dovrebbero essere bandite». Nel 1984, in un seminterrato dalle parti di Precotto, assieme a pochi amici, mise assieme il CPM, il Centro Professione Musica. Trentatre anni dopo, il Ministero della Pubblica Istruzione ha firmato un decreto che di fatto ha fatto entrare la risposta milanese (ora di stanza in via Reguzzoni, zona Bicocca) alla prestigiosissima Berklee College of Music di Boston nel circuito della formazione istituzionale nazionale. Ieri, Palazzo Marino, in una Sala Alessi gremitissima e con tanti amici dell'ex chitarrista della PFM in platea (da Mauro Pagani a Fabio Treves passando per Mark Harris), ha ospitato un evento per celebrare quest'insolita istituzione cittadina consacrata alla musica popolare (o leggera dir si voglia) e per un convegno dal titolo «Milano al centro delle professioni della musica». «Oggi naturalmente facciamo festa perché siamo diventati un'università con la possibilità di dare ai nostri allievi diplomi di primo livello (in basso elettrico, batteria, canto, chitarra, pianoforte e tastiere, ndr), che potranno in seguito spendere nel circuito universitario come laurea triennale. Tuttavia, per noi questo traguardo rappresenta un nuovo punto d'inizio», fa sapere Mussida. «Intendiamoci, vado fiero di tutto quello che abbiamo fatto attorno alla popular music operando come se fossimo un ente pubblico, quando in realtà siamo sempre stati dei privati. Penso al progetto della musica nelle carceri, alla sinfonia delle mille chitarre al lavoro editoriale per avvicinare il pubblico al fare o a imparare musica. Ma ora c'è bisogno di un nuovo, ulteriore cambio di passo. La musica popolare è quella che fa più fatturato ed è nelle mani dell'industria che la gestisce e la orienta. Credo che sia un dovere mio e della mia generazione di far capire in un luogo come la scuola di musica, dove si ha un approccio soprattutto istintivo alle cose, le grandi potenzialità che la stessa può avere in favore di tutta la comunità». Di qui l'idea di realizzare un polo universitario volto a fare ricerca, espandere conoscenze, creare benessere e opportunità di lavoro attraverso la musica popolare. Chiosa l'ex Pfm: «Nella musica come dico sempre ai nostri allievi c'è tutto il potenziale per renderci migliori. Ha un effetto, non è una tappezzeria, entra nell'intimo dell'individuo e modifica il suo stato d'animo. Questo fatto va sperimentato, conosciuto, visto e messo al centro di un'operazione culturale che spero possa avere in prima fila Milano».