L'intervento in utero per la spina bifida è il primo in Europa

L'operazione di minichirurgia di quattro ore con venti specialisti tra medici e infermieri

È stato eseguito mercoledì dallo staff multidisciplinare del Policlinico il primo intervento chirurgico in utero in Europa per la spina bifida. Si tratta di una grave malformazione della colonna vertebrale e del midollo spinale che quando non è mortale, porta a disabilità, paralisi, disturbi neurologici e ritardi. Il fenomeno purtroppo è molto più diffuso di quanto non si creda perché colpisce un bambino ogni 3mila nascite. La malformazione del midollo, dovuta alla chiusura incompleta di una o più vertebre, che compromette anche il midollo spinale, è una patologia che sorge durante lo sviluppo del feto. L'acido folico aiuta a prevenirla nel 60 per cento dei casi, ma in altri dipende da anomalie cromosomiche, difetti del metabolismo o fattori legati alla salute della madre come obesità, diabete e alcolismo. La spina bifida si può diagnosticare con una semplice ecografia già alla 16esima settimana di gestazione, anche se molto spesso tale patologia si scopre con la «morfologica» della 20esima settimana. Capita frequentemente, che le donne, scoperta la grave malformazione, decidano di interrompere la gravidanza.

Non in questo caso: la giovane donna si è sottoposta al questo intervento di chirurgia mininvasiva assolutamente innovativo per il nostro paese e l'Europa intera. Fino ad oggi infatti questo tipo di operazioni negli Usa e in Europa vengono eseguite aprendo pancia e utero della madre. Viene estratto il feto, si ripara il danno, ovvero si chiude la cute, si rimette il feto nell'utero e si chiude. «Questo genere di intervento comporta dei gravi rischi per la salute della mamma: nel caso di una seconda gravidanza, infatti, nel 15 per cento dei casi si rischia la rottura dell'utero con conseguente morte del feto e rischi di morte anche per la donna - spiega Isabella Fabietti, chirurgo fetale dell'equipe del Policlinico -. A volte si interviene dopo la nascita del bimbo, ma i benefici dell'intervento sono molto ridotti, si parla del 20 per cento di recupero della funzionalità motoria conservata: è stato dimostrato, infatti, che il liquido amniotico nel terzo trimestre è tossico per i nervi, quindi se non si chiude la cute prima non si può proteggere il midollo». Tradotto: se si ripara il difetto alla spina dopo la nascita non si possono evitare gravi danni alle strutture celebrali e quindi ritardi neurologici. Altra problema è la fuoriuscita di liquido celebrospinale nel sacco amniotico. L'operazione in utero permette di ridurre e attutire le gravi complicazioni legate alla spina bifida, ma quella «in laparochirurgia», eseguita per la prima volta dal team multidisciplinare del Policlinico composto da Isabella Fabietti e Nicola Persico, esperti di riferimento per la chirurgia fetale, Francesco Macchini, chirurgo neonatale e Giuliana Porro, anestesista, sotto la supervisione di Denise Lapa Pedreira, inventrice della tecnica chirurgica e considerata la maggiore esperta mondiale di spina bifida offre enormi vantaggi al nascituro e alla sua mamma. I due interventi, eseguiti martedì e mercoledì, hanno permesso tramite microscopici fori nella zona ombelicale con strumenti di 3 millimetri di spessore, di entrare nell'utero e di «riparare» la colonna vertebrale del feto. Dopo quattro ore dall'intervento di minichirurgia la donna può alzarsi e mangiare, per esempio. Altro incommensurabile vantaggio per il bambino è che viene garantito il 60 per della funzionalità motoria del bambino. L'intervento è durato quattro ore ed è stato eseguito da un'equipe di una ventina di persone, compreso lo staff infermieristico. Il prossimo? Già programmato tra 15 giorni. «In Policlinico, grazie anche all'intuizione del professor Luigi Fedele e alla collaborazione con i chirurghi pediatri e i neonatologi - spiega Persico - è stato possibile creare un vero e proprio percorso specializzato nella più delicata delle chirurgie, che da tempo accoglie donne da tutta Italia, raddoppiando le possibilità di sopravvivenza di molti bambini che stanno affrontando delle difficoltà per venire al mondo».