Locarno scalda i motori: «Lo chiamavano Trinità» in omaggio a Bud Spencer

Oggi alle 21.30 proiezione gratuita in piazza Grande Martedì seconda serata a ingresso libero, poi si parte

Stefano Giani

Febbre da festival. Locarno scalda i motori, si comincia mercoledì fino a ridosso di Ferragosto, ma quest'anno la kermesse sarà preceduta da un evento gratuito che suscita lacrime di simpatia. Mescola la nostalgia al ricordo per un personaggio, parte dell'adolescenza di bambini e bambine che oggi portano i loro figli a vedere quei film. Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli, se n'è andato un mese fa e sulle rive del lago Maggiore il ricordo è nitido. L'omaggio imminente. Stasera alle 21.30 piazza Grande riaccende la magia del cinema sotto le stelle. Carlo Chatrian, direttore artistico del Festival, ha scelto il film più celebre della sterminata produzione di Bud Spencer, Lo chiamavano Trinità.

Naturalmente, siccome la maggior parte della carriera del gigante buono ha viaggiato in coppia con Terence Hill, ecco che il titolo finisce per riferirsi a quest'ultimo - Trinità appunto - pur restando inscindibile dal ruolo paritario di Spencer che interpretava il Bambino, cioé il fratello del fuorilegge dal cuore tenero e dal fascino insuperabile. Il duo Pedersoli-Girotti, alias appunto Bud Spencer e Terence Hill, si è accompagnato in decine di film dove il ruolo dell'uno si integrava magistralmente con quello dell'altro.

Lo chiamavano Trinità è la storia di un pistolero di buon animo con un fratello, ladro di cavalli e delinquente, che inaspettatamente diventa sceriffo e nomina proprio Trinità come suo vice. A quel punto la vicenda s'ingarbuglia, creando le premesse dello scontro fra Trinità e Bambino da un lato e il maggiore Harriman con i suoi uomini dall'altro. In mezzo, un plotone di mormoni con i quali i due fratelli stringono un'inconsueta quanto singolare alleanza.

Il film, firmato da Enzo Barboni dietro lo pseudonimo di E.B. Clucher, s'inserisce nel filone degli spaghetti western condito da una serie infinita di scazzottate e giustizia fai-da-te che provocano la risata più della suspense. Nel genere rientrano moltissimi titoli che hanno fatto la fortuna di Bud Spencer e dei suoi piccoli e grandi fan, negli anni Settanta gli uni accanto agli altri nella sala di un cinema per trascorrere qualche ora di svago.

L'appuntamento di stasera è l'omaggio a uno degli attori nostrani più significativi, a torto sempre collegato a un ruolo di secondo piano. E, di questo, Pedersoli-Spencer si lamentò a più riprese quando era in vita, accusando senza troppi giri di parole tutto l'establishment - critico e non solo - per aver sempre tenuto in una sorta di ridimensionamento permanente la caratura di Bud Spencer e Terence Hill. In verità c'è da dire che il pubblico non lo ha mai dimenticato, né lo ha mai incasellato in un nicchia di seconda importanza. Ma tant'è. La polemica non serve e ben venga la celebrazione di uno dei divi più genuini ed esemplari di Cinecittà che ha lasciato un'impronta limpida anche nello sport - partecipando a due Olimpiadi, Helsinki e Melbourne - e in politica dove si candidò nelle liste di FI nel 2005.

Il ricordo di Bud Spencer non sarà l'unica anteprima con cui Locarno aspetta il Festival. Martedì sera toccherà a un altro gigante, stavolta non in carne e ossa. Il protagonista in piazza Grande sarà il Gottardo e sullo schermo centrale verrà proiettato - sempre gratuitamente alle 21.30 - Gotthard dello svizzero Urs Egger che ripercorre le tappe della costruzione del tunnel che snellirà i collegamenti tra il sud e il nord Europa. La serata sarà preceduta dal cortometraggio Sotto il gigante di Niccolò Castelli che racconta in cinque minuti i cent'anni di attesa al servizio di un'idea.