«Loro assolti, ma a noi 455 milioni»

Miracolo a Milano. Svolta definitiva nell'affaire dei derivati in cui - secondo l'accusa - il Comune prima con la giunta Albertini, poi nell'era Moratti sarebbe stato vittima di una truffa di cui erano imputate Deutsche Bank, Depfa Bank, JP Morgan e Ubs. Ieri la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado assolvendo gli istituti perché «il fatto non sussiste». Tutte erano state condannate a pagare una multa di un milione di euro e alla confisca di 89 milioni. Lo stesso provvedimento ha riguardato i nove manager coinvolti. Il giudice insomma non ha ravvisato reati nei contratti stipulati con il Comune e gli avvocati dei quattro enti creditizi cantano vittoria sottolineando come alla stessa conclusione sarebbero potuti pervenire i magistrati di primo grado.
Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, ai tempi titolare dell'inchiesta, ha commentato che «in una materia così nuova e complessa è legittima la diversità di opinione. Non è un'opinione, però, che a causa del processo le banche abbiano versato al Comune 455 milioni di euro». Tuttavia ha aggiunto che, pur restando al di sopra di ogni sospetto l'operato dei giudici di primo e secondo grado, Palazzo Marino, in virtù di un accordo extragiudiziale, ha incassato 455 milioni.
Di ben diverso tenore l'approccio del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia che dà valore alla strada intrapresa dall'amministrazione comunale. «La sentenza sui derivati conferma la validità della scelta del Comune di stipulare un accordo extragiudiziale con le banche, in nessun modo modificato dalla decisione di oggi (ieri, ndr). Nel marzo 2012 Palazzo Marino ha siglato un'intesa che ha portato entrate pari a 455 milioni fino al 2035, di cui 40 già incassati nel 2012. A ciò si aggiungeranno gli interessi attivi. L'operazione ha consentito anche lo smobilizzo di 80 milioni, prima vincolati in un fondo rischi proprio sui derivati. Questa Amministrazione ha posto fine a un contenzioso iniziato anni prima e ha trovato una soluzione economicamente vantaggiosa, tutelando gli interessi del Comune e dei milanesi».
È diretta invece al legislatore la critica del Codacons, associazione che difende utenti e consumatori. «I comuni, per quanto grandi come quello di Milano, non hanno la competenza tecnica per gestire la finanza allegra. Ecco perchè è stato un errore madornale consentire loro questi investimenti speculativi ed ecco perché occorre che la normativa e i codici intervengano immediatamente affinché si chiuda definitivamente la porta a questo genere di operazioni».
Dubbi e perplessità sorgono invece all'Adusbef, preoccupata che «a pagare i risultati negativi delle avventure finanziarie del Comune» saranno, come sempre, i cittadini. E mette sull'avviso milanesi, amministratori e istituzioni a ponderare bene le offerte delle banche, soprattutto quando ci sono di mezzo strumenti spregiudicati di speculazione finanziaria, come i derivati - swap, future, opzioni o forward - con un valore che «deriva» appunto dalle attività cui sono legati.