Maestre in sciopero, asili a rischio

Domani possibili chiusure. Il sindacato: "Servono più insegnanti"

Uno sciopero nello sciopero. Domani molte educatrici di asili e materne incroceranno le braccia, sia per protestare a livello nazionale contro la legge di Stabilità, come gli altri dipendenti pubblici, che sul locale contro il Comune. Se infatti l'aumento di 16 centesimi al giorno per i dipendenti del lavoro pubblico previsto dalle nuove norme al vaglio del Parlamento non piace, nemmeno la gestione dei servizi per l'infanzia è gradita.

L'Unione dei Sindacale di Base (USB) ha dunque proclamato per venerdì l'agitazione che dovrebbe coinvolgere le 2.900 persone che compongono il personale educativo in servizio negli asili e nelle elementari milanesi. E si tratta di uno sciopero che potrebbe avere molte adesioni visto che la sigla, che nella riunione di ieri ha contato circa seicento aderenti, può contare su un migliaio di iscritti sotto la Madonnina.

Quanti saranno però effettivamente le strutture, su circa 300 totali, che chiuderanno a causa dello sciopero non è certo. Anzi in Comune sono abbastanza tranquilli perché non è uno sciopero generale di tutte le sigle. I motivi alla base della protesta sono molti, ma riassumibili nel problema dei posti di lavoro: «Con un paio di casi di influenza spiega una responsabile dell'USB in molte strutture comunali si creerebbe un problema molto difficile da gestire».

Non sono tanto le persone a impiego fisso a preoccupare i sindacati, ma i sostituti: quelli cioè che vengono a chiamati nel caso in cui un docente non possa essere a scuola per malattia o altro. E in particolare c'è una situazione critica, secondo l'USB, per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno: «Capita che una stessa persona si debba dividere su più bambini spiegano dal sindacato con l'ovvio obbligo di concentrarsi sulle situazioni più complicate, in questo modo però si penalizzano sia gli altri che hanno bisogno di una mano in più, sia chi non ne ha bisogno».

Dall'assessorato però non sembra filtrare una preoccupazione particolare: l'avviso dell'agitazione, che per legge deve essere dato almeno cinque giorni prima, è stato affisso la scorsa settimana e le assunzioni richieste sono impantanate nella burocrazia, ma stanno arrivando. E servirebbero come il pane secondo l'USB: negli anni il personale educativo ha perso alcune centinaia di addetti, con la conseguente contrazione del servizio. Non è però l'unico problema, si lamentano i sindacalisti: con questa giunta le relazioni sindacali sono peggiorate, le uniche volte in cui l'assessore alla Scuola Francesco Cappelli si è visto è per discutere di come gestire il luglio dei campi estivi.

«Però noi abbiamo anche gli altri dieci mesi da affrontare», ricordano dall'USB. E promettono battaglia: lo sciopero non è altro che una parte del dialogo che si cerca di instaurare con le istituzioni per risolvere i problemi che affliggono il settore.