Malosti: porto in scena il "Misantropo" del Terzo millennio

L'attore-regista sul palco nella rivisitazione del classico di Molière: "Sa parlare a tutti"

Girare intorno ai giganti, osservarli, sentirne l'odore e il respiro. È in fondo questo che un uomo di teatro come Valter Malosti fa quando affronta i massimi esponenti «di una forma d'arte dove si parla da persona a persona, che ha qualcosa di sacro e costringe a pensare a noi stessi». Il Molière del Misantropo, testo sul radicamento nell'infelicità, è la nuova fatica di Malosti: ne ha adattato la lingua (con Fabrizio Sinisi), lo dirige, lo interpreta nei panni di Alceste, il nevrotico in amore che dà il titolo alla commedia, scritta e messa in scena a Parigi, nel 1666. È il secondo Molière di Malosti. Vedremo Alceste e i suoi veleni verso il genere umano al Carcano, dal 13 al 23 dicembre. «Con questo lavoro - dice il regista e attore torinese - proseguo sulla linea che cerca di mettere insieme le due anime di Molière: quella della commedia e l'altra, che ha uno spirito più nero e indagatore». Quest'opera venne scritta da Molière in un periodo di crisi, artistica ma soprattutto privata. «È un testo chiave. L'autore viveva la censura del potere, che lo finanziava ma gli aveva chiuso commedie, e la rovina del suo matrimonio con la giovane Armande», racconta Malosti. «Quando debutta, era un separato in casa. Molière mette in scena anche le altre sue donne, una trinità femminile con la quale vuole fare i conti. L'aspetto autobiografico diventa universale. Molière sa parlare a tutti, aveva un pubblico popolare. Cosa alla quale bisognerebbe puntare anche oggi. Il teatro è una forma di servizio per la comunità».

Dal Seicento al Terzo millennio: il salto può sconcertare. «Sì, vale anche per altri drammaturghi. Ma se è cambiata la società, gli esseri umani sono purtroppo o per fortuna rimasti gli stessi. Con le loro miserie e gli slanci generosi di cui a volte sono capaci - dice Malosti. «Abbiamo fatto un lavoro importante sulla lingua, una sorta di esplosione semantica. L'abbiamo resa comprensibile, ma senza abbassarsi alla pochezza del parlato attuale e conservando la ricchezza del testo originale. I classici sono come palazzi storici disabitati. Per farli vivere, devi portarci le lampadine, mettere il riscaldamento, sistemare muri e finestre. Ma gli ambienti sono quelli». Malosti dice di essere stato energico nella messinscena, pure con se stesso, protagonista. Con lui ci sono Anna Della Rosa (Célimène), Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, Matteo Baiardi, Marcello Spinetta: un cast di livello. Dopo Milano, lo spettacolo riprenderà la tournèe nel 2020. E nel frattempo? «Mi dedicherò a Primo Levi, portando in scena Il sistema periodico', con Luigi Lo Cascio».