Malvezzi non ce l'ha fatta Resta sindaco Galimberti

Il centrodestra si arrende: ancora opposizione Confermato primo cittadino il professore del Pd

Alberto Giannoni

Carlo Malvezzi non ce l'ha fatta. Ha combattuto come un leone il candidato del centrodestra, e ci è andato vicino, ma alla fine si è dovuto arrendere all'inerzia che ha confermato Gianluca Galimberti come sindaco di Cremona, unico capoluogo lombardo al voto in questo secondo turno di elezioni comunali.

L'ex vicesindaco azzurro si è dovuto arrendere dopo una campagna breve ma appassionata. Un mese fa Malvezzi ha ricominciato a macinare incontri e strette di mano, e l'ha fatto a meno di un anno di distanza dalla campagna delle regionali, chiusa con quasi 4mila preferenze. Galimberti ha vinto, consolidando il vantaggio che aveva ottenuto 15 giorni fa. Poco meno di 1.800 voti separavano i due al primo turno. Il sindaco uscente era arrivato al 46,3%, con 17.125 mila voti, mentre il consigliere regionale azzurro si era fermato al 41,6% con 15.381 mila voti. Circa voti 4.500 voti sono andati agli altri candidati, da Luca Nolli dei 5 Stelle (2.116 voti, pari al 5,73%) a Ferruccio Giovetti, medico che guidava una lista sostanzialmente «ribelle» al centrodestra, fermandosi al 3,3% (1.224 voti). Briciole per gli altri.

Alle Europee del 26 maggio il centrodestra era nettamente avanti nel voto politico. Alle Comunali, però, Cremona ha scelto l'«usato sicuro». Galimberti, 51 anni, professore di fisica, esponente del Pd, si è guadagnato il diritto di guidare la città per un altro quinquennio, dopo la vittoria del 2014, conquistata sull'onda della vittoria renziana ai danni di Oreste Perri, campione di canoa che non aveva demeritato ed era stato il primo sindaco di centrodestra in città dopo una lunga serie di primi cittadini socialisti e poi di centrosinistra.

Le elezioni sono state decise da circa un elettore su due. L'affluenza si è fermata al 55%, come 5 anni fa ma 12 punti sotto il primo turno. Ieri alla prima rilevazione, alle 12, aveva votato meno di uno su 5 fra gli aventi diritto, in leggero calo rispetto a due settimane fa, giorno del primo turno. Alle 19, seconda rilevazione, l'affluenza era ancora sotto il 50% (al 43,7%), con un calo di quasi 12 punti rispetto al 26 maggio. Poco dopo le 22, il candidato vice sindaco, il leghista Alessandro Zagni, ha lanciato il suo ultimo appello: «Manca un'ora: chi non va a votare fa vincere il Pd!». La bassa affluenza, dunque, ha premiato proprio il Pd. E il centrodestra, che sperava di vincere anche per pareggiare il conto dei capoluoghi di provincia lombardi, deve rimandare ancora di 12 mesi, quando andranno ai voti Lecco e Mantova.