Mamma e bimbo sgozzati Ergastolo per l'assassino

Il killer uccise davanti al figlio di quattro anni I familiari delle vittime: «Giustizia rigorosa»

«La mamma di Denzel piangeva molto e urlava. Anche io mi sono messo a piangere e anche Denzel. Io chiamavo il mio papà, Denzel chiamava la sua mamma. Poi mio padre è venuto a prendere Denzel, che gridava molto, chiamava la sua mamma. Dopo ho visto che mio padre si toglieva la camicia, vi riponeva la spazzatura che sporcava la camicia di un colore rosso come il sangue della tigre». Era il sangue di due vittime: di una donna e di un bambino di tre anni. È il racconto dell'incubo vissuto dal figlio di Victor Hugo Menjivar Gomez, che di anni ne ha solo quattro, e nella notte tra il 3 e il 4 marzo scorso ha perso ogni innocenza ed è sprofondato nell'orrore. Quella notte, davanti a lui, il padre violentò e uccise la dominicana Libanny Mejia Lopez, poi ne sgozzò il figlio, il piccolo Denzel Leandro. Ieri, Victor Gomez - reo confesso - è stato condannato con rito abbreviato all'ergastolo. «La giustizia oggi è stata rigorosa», le parole dei familiari delle vittime al termine dell'udienza.

Il duplice omicidio di via Segneri - in zona Lorenteggio - è uno dei più atroci delitti che Milano ricordi. Una scena familiare che si trasforma in mattatoio, una sera tra amici divorata dalla brutalità. E a renderla tanto mostruosa sono state proprio le parole di quel bambino - sentito in audizione protetta - riportate nell'ordinanza di custodia cautelare a carico del 38enne di origine salvadoregna. Perché ancora più della confessione del killer, scriveva il giudice, è il racconto del figlio a rendere «palpabile l'orrore della vicenda» e a scolpire «in maniera granitica la gravità del quadro indiziario».

A scatenare la furia del killer erano stati l'alcol e il timore che la donna raccontasse alla moglie di Gopmez di un suo approccio sessuale. «Eravamo ubriachi e iniziamo a ballare con una musica in sottofondo - aveva messo a verbale l'assassino -. Ci baciamo sulla bocca, ma lei, pur accettando inizialmente il bacio, ha replicato con uno schiaffo, dicendomi che era amica di mia moglie e non voleva mancarle di rispetto. Perdo la testa anche per il mio stato confusionale e trovandoci nel corridoio tra il salotto e la cucina, vedo un coltello da cucina con lama di circa 15 centimetri e inizio a colpirla senza sosta anche per paura che dicesse a mia moglie che l'avevo baciata». La vittima tenta un ultimo, disperato tentativo di sopravvivenza. «Quando mi ha visto con il coltello in mano mentre la minacciavo - continua Gomez - , si è completamente denudata offrendosi sessualmente. Io in quel momento, offuscato dall'alcol, capisco che è uno stratagemma per salvarsi la vita e che poi avrebbe sicuramente detto tutto a mia moglie, la inizio a colpire con il coltello sino a provocarne la morte». Poi sente piangere i bambini. Allora «vado in stanza e prendo Denzel, ma lui scappa e io lo inseguo». Lo raggiunge. Lo blocca. E lo colpisce con il coltello «finché non capisco che è morto».