Da Maria a Fatima, se la donna è terrore

Maria. È Maria la donna che può legare in pace le tre religioni monoteiste. Il Corano porta rispetto e ammirazione a Maria. La donna pietosa, amorosa, fiore di candida arditezza nello schiacciare il serpente, è la donna che da due millenni è esempio: innocente e accorta, semplice e forte, ubbidiente ma non sottomessa. La donna angelicata si diceva nel Dolce stil novo ed essendo gli angeli guerrieri di luce, essere per Maria Regina degli Angeli è attributo che la rende guerriera ovvero audace, ma il suo è eroismo nell'amore. Mai nella guerra che è paura, debolezza, involuzione. La pace è il grembo della gloria. Essere portatrici di pace è la missione della donna, che eleva il tremendo odore di sangue versato a un profumo di rosa.

La donna non gode delle spine, sceglie la tenerezza dei petali. È bellezza quando induce l'uomo all'armonia, è rivoluzione quando schiaccia la voce che la tenta a lottare come un soldato dai bassi istinti, è natura innovatrice quando dà la vita. Cosa spinge una donna a diventare una terrorista? Vien da domandarsi quale paura, fragilità o spina non abbia sconfitto una ragazza dentro se stessa per credere d'essere nella verità quando vive in un inferno di morte. Fatima, che in realtà si chiama Maria, Maria Giulia Sergio nel nome datole dai genitori, parla di teste mozzate, di battaglie finali a Roma. Osserva i corpi mentre vengono decapitati. È una lacrima di donna a scendere sul suo cuore ora, nella speranza che senta la tenerezza, la dolcezza, la grazia che salvano la vita da una condanna sanguinaria. In entrambi i sessi, maschio e femmina, esiste crudeltà, ma leggendo le parole di Fatima, la sua crudeltà pare anti-donna e anti-tempo perché, se è vero che in Occidente le donne applicano da cent'anni l'arte di affilare le unghie per farsi strada in un mondo di uomini, è anche vero che le donne sono stanche di guerra. Sognano la pace tra i sessi, la pace tra i popoli, la pace tra le religioni. Tra la zizzania e i gigli, le donne raccolgono i gigli.