Maroni, fiducia e rilancio «Pronto a ricandidarmi»

Bocciata la mozione delle opposizioni Il governatore: «Con me nel 2018 per far vincere ancora il centrodestra»

Maria SorbiE due. Per la seconda volta il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni passa indenne dalla mozione di sfiducia. La prima viene presentata dall'opposizione dopo l'arresto dell'ex assessore alla sanità Mario Mantovani. E si conclude in un nulla di fatto. L'ultima, discussa dopo l'arresto del leghista Fabio Rizzi, viene bocciata con 45 voti contrari e 31 a favore. Ed fornisce l'assist a Maroni per annunciare: «Mi candiderò nel 2018 per far vincere il centro destra. La mia maggioranza compatta ha respinto la strampalata mozione di sfiducia presentata contro di me. Ringrazio tutti i miei consiglieri e i miei assessori per la fiducia che mi hanno riconfermato».L'annuncio viene fatto in modo insolito. Con in mano la felpa donata dai grillini con la scritta «Fuori dai Maroni». «Un bel regalo - ironizza il presidente - Mi chiedo però chi deve andare fuori dai maroni». Lui non ne ha la minima intenzione. La felpa anti Maroni viene indossata in aula dal movimento Cinque stelle che, con fischietti e cori, cerca di interrompere i lavori in aula ed annuncia azioni disciplinari nei prossimi giorni. Lo spettacolo in aula porta il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo a minacciare a più riprese: «Occhio che vi faccio portare fuori dall'aula». Non è accaduto ma è arrivata l'ammonizione: i grillini non potranno partecipare alla seduta di martedì prossimo. Un «cartellino rosso» che non veniva sfoderato dal 1997, quando furono espulsi dall'aula nove consiglieri leghisti. «Non possiamo accettare il tentativo dell'opposizione di sovrapporre i fatti contestati con la riforma del sistema socio-sanitario appena approvata» mette in chiaro Angelo Capelli (Ncd) che, assieme a Rizzi, ha scritto il mega testo della riforma sanitaria. Il Pd non molla e continua a chiedere le dimissioni di Roberto Maroni. «Nel 2012 - ricorda il capogruppo Alessandro Alfieri - davanti alle inchieste, Maroni staccò la spina a Formigoni mandando la Lombardia al voto. Oggi, alla sesta inchiesta che coinvolge il sistema regionale, la terza che riguarda la sanità, Maroni si ostina ad andare avanti, condannando la Regione ad una lenta agonia». La maggioranza, ricompattata dalla prova di squadra superata a pieni voti, fa quadrato attorno al presidente: «Maroni - sostiene il capogruppo Massimiliano Romeo - è la figura più autorevole per contrastare la corruzione in Lombardia». «Tutto come da copione - interviene Riccardo De Corato (Fdi) commentando lo show grillino in aula - un po' di caciara e qualche nuova maglietta. Non c'è da scomporsi». E nemmeno lo stesso Maroni sembra scosso dai cori che gli urlano «Onestà! Onestà!», dalle braccia alzate che mimano il gesto delle manette, dai fischietti che ostacolano il dibattito. Fa parte del «gioco». «Anche io ho fatto cose simili, nulla di cui stupirsi».