Maroni non vuole i militari dentro l'area dei padiglioni

Il governatore dice no ai soldati nell'area espositiva Gelmini: «I movimenti di protesta sono preoccupanti»

L'altolà ai militari dentro il sito dell'Expo arriva da dove non te lo aspetti. È il presidente della Regione, Roberto Maroni, a dire che non è di suo gradimento l'idea di trasformare l'esposizione universale in Fort Apache: insomma, no a un clima da indiani e generale Custer al Little Big Horne. «Fuori dall'esposizione bene, ma all'interno l'idea non mi piace molto. Darebbe l'impressione di essere a Fort Apache. Ci sono le telecamere, anche quelle intelligenti, ma arrivare a vedere soldati all'interno mi sembra una cosa sbagliata, non penso si arriverà a questo» dice Maroni, a margine della presentazione di Pianeta Lombardia, il padiglione della Regione a Expo. Concorda il presidente del consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, Ncd: «I militari non sono necessari».

Era stato il commissario generale all'Expo, Giuseppe Sala, a parlare di una presenza «discreta» dei militari nel sito dell'Expo, dopo un tavolo in prefettura della scorsa settimana con il ministro dell'Interno, Angelino Alfano. L'idea non piace a Maroni, nonostante il presidente della Regione non possa certo essere accusato di avversione di principio ai militari: il timore è che possano dare l'idea che Milano e l'Italia siano un luogo di guerra. Perplessità non condivise da Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia. Gelmini crede che i militari, al contrario, aiutino a dare un senso di sicurezza: «Capisco le motivazioni di Maroni, ma sono convinta che i militari sapranno essere una presenza discreta, come del resto è già successo per le strade di Milano. Sono una presenza gradita ai cittadini, non fastidiosa».

Il no all'utilizzo dell'esercito non significa che Maroni ritenga la situazione tranquilla: «Un po' di preoccupazione c'è». E si mostra critico con la decisione del tribunale di non convalidare l'espulsione decisa dalla Questura contro gli antagonisti tedeschi denunciati: «Mi ha stupito. Mi sembrano un segnale e una decisione sbagliati».

A mostrare allarme per questa situazione è anche Gelmini: «Destano preoccupazione i risultati delle indagini sulla presenza a Milano di un articolato movimento di protesta anti Expo che ha a disposizione vere e proprie armi e che si appresterebbe a creare gravi disordini in città». E la preoccupazione cresce perché il primo maggio è in programma il tradizionale corteo sindacale e lì «potrebbero infiltrarsi gruppi di facinorosi con l'intento di creare l'incidente nella giornata di apertura di Expo».

Entra nella polemica anche l'ex vicesindaco, Riccardo De Corato: «Ricordo al ministro dell'Interno che al Parco di Trenno, alla luce del sole, c'è una tendopoli di no global che nessuno ha ancora smantellato. Dovrebbero arrivare a 150/200 tende in questi giorni e certo non sono occupate da turisti desiderosi di visitare i padiglioni con le famiglie».

Un appello agli antagonisti pronti al Mayday Parade arriva dal sindaco arancione, convinto che sia giusto «l'allarme, ma non l'allarmismo». Giuliano Pisapia non chiede ai No Expo di non scendere in piazza ma di farlo con serenità e anzi vigilando: «Manifestate, ma isolate i violenti. Se qualcuno vuole devastare la nostra città, isolatelo, separatelo, tenetelo lontano». Un compito non facile.