Il "mea culpa" del Comune: presto in arrivo regole sul logo

Una velata presa di distanze, l'implicito riconoscimento di una leggerezza e infine un annuncio: saranno riviste presto le regole sull'uso del simbolo comunale. Lo hanno precisato da Palazzo Marino dopo il caso scoppiato nei giorni scorsi per la presenza del logo comunale sulla locandina di un discusso evento dedicato al Medio Oriente e ospitato ieri in una sala di zona 1 in via San Marco. Nell'ambito di questo evento era annunciata la presentazione di un controverso documento, «Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questione dell'apartheid», menzionato come rapporto Onu ma in realtà disconosciuto dai vertici delle Nazioni unite. Tutto questo antefatto era disinvoltamente omesso nella presentazione dell'evento organizzato dai gruppi «Milano in Comune» e «Milano progressista» e da tre sigle filopalestinesi. Nella locandina compariva il simbolo del Comune e un riferimento al Bds (i «boicottatoti» di Israele) e ovviamente non è passato inosservato il fatto che l'istituzione di tutti i cittadini milanesi «sponsorizzasse» un evento tanto fazioso e con tali compagni di viaggio - le sigle filopalestinesi erano quelle dei cortei anti-Israele del dicembre 2017, due sit-in in cui si udirono inni all'Intifada e addirittura, in un caso, cori antisemiti e jihadisti. I primi farlo notare sollevando il caso sono stati il capogruppo di «Milano popolare» Matteo Forte e il presidente dell'Associazione milanese pro-Israele Alessandro Litta Modignani, che ha parlato di «professionisti dell'odio contro Israele» e ha chiesto al sindaco un chiarimento su un eventuale patrocinio. Il giorno successivo il sottosegretario regionale Alan Rizzi ha condannato il tutto: «Una vergogna indegna di Milano». È quindi intervenuta la Comunità ebraica, che si è detta amareggiata e sconfortata per il fatto che venga «propagandato» in città «l'odio verso il popolo di Israele», oltretutto col logo del Comune ad «accompagnare» l'iniziativa». La Comunità (presieduta da Milo Hasbani, nella foto) ha chiesto a Sala «una chiara condanna» «e la contestuale immediata rimozione del logo». Nel frattempo il Comune aveva spiegato che l'iniziativa dei gruppi consiliari era stata sì approvata dall'ufficio di presidenza, ma che il logo non avrebbe dovuto essere usato in quel modo. Il giorno dopo Palazzo Marino è intervenuto ufficialmente, precisando che l'evento non era patrocinato né dal Comune né dalla Zona e annunciando una direttiva «volta a chiarire l'uso del logo» e a precisare che è utilizzabile solo per iniziative patrocinate od organizzate dal Comune». Letta la retromarcia, Litta si è mostrato soddisfatto: «La garbatissima e cautissima presa di distanza del sindaco - ha detto - dimostra che la nostra critica, per aver avallato un evento di odiatori di Israele, aveva colto nel segno. Per l'uso del simbolo vedremo quali regole saranno adottate, speriamo che siano improntate a chiarezza in modo da evitare che spiacevoli episodi come questo si ripetano». Quanto ai promotori, Litta li liquida così: «Dinosauri, orfani di Democrazia proletaria e del comunismo, con cui non vale la pena polemizzare».