«La memoria dell'acqua» racconta il Cile

Dal dimenticato genocidio dei selknam al dramma dei desaparecidos

Un bottone di madreperla incrostato di ruggine in una rotaia in fondo al mare. L'acqua e l'uomo. Tracce di una convivenza che ha significato morte e tragedia. E attraverso l'acqua che bagna gran parte del Paese e ne nasconde i drammi di un passato vicino e lontano, il Cile si racconta.

L'oceano come tomba che seppellisce massacri. Il Novecento è il secolo dei desaparecidos. Villa Grimaldi, a Santiago, è l'ultima stazione prima che una generazione di giovani venga decimata dal generale Augusto Pinochet. Ma il Novecento fu anche la culla disgustosa di un altro massacro, nato più indietro nel tempo. Era il '500 quando Hernando Magallanes - più noto come Ferdinando Magellano - scoprì lo stretto che a lui deve il nome. Mentre in Europa soffiava il vento del Rinascimento nell'America latina un'intera popolazione amerindia - i selknam - veniva individuata ai confini della Terra del Fuoco. La violenza dei conquistadores fece l'impossibile per debellare quell'etnia che solo tra il 1895 e il 1904 fu cancellata dalla terra.

La memoria dell'acqua di Patricio Guzmàn, in anteprima stasera in Sala Bio alle 21 al cinema Colosseo mette in parallelo questi due diversi stermini che hanno funestato il XX secolo. Due tragedie che tracciano la vita di un Paese fra i più martoriati della storia recente. Un comune denominatore. L'acqua che soppresse le vite dei giovanissimi ai tempi di Pinochet, dove gli oppositori al regime furono eliminati, è anche l'elemento che contraddistingue il precedente sterminio. Un fiume che scorre. Il tintinnio delle cascate. E la canzone dell'acqua sono il patrimonio culturale della popolazione nativa sudamericana dei selknam, vittime del genocidio a cavallo tra XIX e XX secolo, quando una taglia fu messa loro sul capo per ogni uomo ucciso.

Stasera, La memoria dell'acqua viene proiettato in anteprima in versione originale. L'uscita nelle sale è prevista per giovedì. Si tratta di un'opera di breve durata - 82 minuti - che coniuga la violenza al dramma storico e alla poesia della natura che attraversa tutto il film. L'opera si ricollega dunque all'ampia filmografia sulla tragedia dei desaparecidos, già notata ne La notte delle matite spezzate, Cautiva, La storia ufficiale e il recente Infanzia clandestina, solo per citarne alcuni. Il film è scontato per i lettori del Giornale che si registreranno online.

SteG