Mendini: «Ecco la tenda che nasconde i rumori»

All'interno di una grande kermesse come il Salone del Mobile, le grandi firme del design italiano rappresentano i padri nobili delle aziende italiane. Non solo i grandi marchi, ma anche le piccole-medie imprese di estrazione artigianale che costituiscono lo zoccolo duro del made in Italy. Incontriamo Alessandro Mendini nello stand della brianzola Caimi Brevetti, azienda a trazione solidamente famigliare che, come esplicitato dal suo nome, ha una vocazione particolare all'invenzione. Dalla famosa «schiscetta» simbolo di una Milano operosa nel tempo del miracolo economico ai raffinati accessori degli uffici internazionali di oggi, il gusto per la sperimentazione legata ai processi produttivi é stato il marchio di fabbrica della famiglia Caimi.Tra le strade battute dalla nuova generazione che guida saldamente l'azienda oggi, c'é la ricerca nel campo del benessere acustico, settore nel quale è stata messa a punto la tecnologia proprietaria Snowsound per la produzione di pannelli fonoassorbenti dalle prestazioni rivoluzionarie. Quest'anno, con l'introduzione del tessuto realizzato con Snowsound-Fiber, evoluzione di tale tecnologia, è stato chiamato proprio Mendini, maestro dell'invenzione fantastica, per interpretare in maniera poetica questo materiale.

Sperimenta un materiale nuovissimo: qual è stata la suggestione formale, dato che il volume è fatto di niente, di aria appunto?

«Il valore di questo oggetto, che è un oggetto anti-acustico, è basato più sulla sartoria che sulla forma del design, perché in un certo senso è un po' come una bandiera, una sottana, una tenda, per cui ci si affida un po' al gioco delle tende: ha delle curvature che sembrano libere, ma invece sono estremamente precise e tecniche perché il concavo e il convesso devono avere determinate distanze per far “sbattere le onde sonore“ in modo che vengano assorbite. La libertà è nelle lunghezze, perché è in relazione alle altezze dei locali, mentre la quantità del tessuto va calcolata in termini acustici, cosa che non facciamo noi: abbiamo preparato questi elementi, o da appendere o da appoggiare come una abat jour, e poi quelli da muro, e anche loro corrispondono a delle curvature ben precise».

Un designer storico come Mendini oggi è affascinato dalla tecnologia del futuro. Rispetto agli anni '70 oggi emerge una tecnologia che scompare, ma al contempo si manifesta...

«Vero, oggi abbiamo un design virtuale che è quello dei telefonini, molto tecnico ma anche molto magico visto che ci consente di poter parlare a seimila chilometri di distanza. Quella di cui mi occupo io è una tecnologia assolutamente soft, nel senso che controlla i rumori attraverso un tessuto cadente. Si tratta di uno studio acustico perfezionatissimo al quale io stesso non saprei come accedere».

Vuol dire che queste nuove tecnologie non sono verificabili?

«Sulla loro efficacia non c'èlcun dubbio. I risultati lo dicono chiaramente, si sentono in maniera sorprendente le differenze di assorbimento del suono nelle camere dedicate ai test».

Mendini è uno degli artefici del mondo immaginario che ha fatto sì che gli oggetti si trasformino in... personaggi che ci parlano. Il design tecnologico seguirà questa strada?

«L'oggetto, in questo caso, è un personaggio, è una presenza evanescente e quasi fantasmagorica. Sta al designer trovare la sintesi tra soluzione e bellezza».