Meningite e vaccini: ecco tutte le armi contro il batterio killer

Sono cinque i ceppi del meningococco, ma solo due sono prevalenti. Adulti più a rischio

Il drammatico caso di Flavia Roncalli, la 24enne deceduta a Niguarda per una meningite non diagnosticata in tempo, conferma un aspetto ormai accertato dagli esperti: il numero di casi in Italia, circa un migliaio l'anno secondo l'Istituto Superiore di Sanità, sarebbe sottostimato di circa un terzo. Troppe le errate diagnosi soprattutto per le malattie più pericolose, quelle causate da meningococco, i cui subdoli sintomi vengono spesso scambiati per altre patologie, anche banali virus influenzali. Ma è doveroso fare il punto su quali siano i veri rischi oggi per la popolazione e quali le armi per prevenire e combattere la meningite. Il nemico principale, si diceva, è il meningococco che è un batterio; premessa doverosa poiché esistono anche forme (giudicate meno pericolose) causate da pneumococco, nonché meningiti di origine virale. I ceppi di meningococco che hanno riscontrato la maggiore incidenza sul territorio italiano sono quelli di tipo C e di tipo B. In totale, però, sono cinque i ceppi del batterio conosciuti: oltre al B e C, esistono quelli di tipo A, W e Y. Questi ultimi tre, tuttavia, sono maggiormente presenti in alcune aree dell'America e dell'Africa; ciò giustifica la minore incidenza nel nostro Paese e il fatto che il vaccino sia raccomandato soprattutto in caso di viaggi in zone a rischio. Ma il pericolo, dicono gli esperti, non è escluso per gli adolescenti abituati a frequentare luoghi affollati come le discoteche, anche perché il contagio avviene sempre per via aerea.

I vaccini, appunto. Oggi sono a disposizione vaccini per tutti e cinque i ceppi di meningococco. La profilassi per il meningococco C (monovalente) è stato introdotto in Toscana nel 2005 per tutti i nuovi nati e introdotto nel Piano Nazionale Vaccini nel 2012 al tredicesimo mese di età. La Lombardia lo rende disponibile gratuitamente fino al 18simo anno di vita e alcune regioni prevedono un richiamo al dodicesimo anno. Esiste anche un vaccino quadrivalente (ceppi A, W, Y e C) non inserito nel piano nazionale ma raccomandato in alcune regioni italiane come la Toscana. L'ultimo nato è il vaccino contro il ceppo B, messo a punto in Italia nel 2013 prima che nel resto del mondo. «Ci sono voluti 20 anni per realizzarlo perché si tratta di un ceppo estremamente mutabile» dicono i biologi. Ad oggi questo vaccino è offerto in modo gratuito ancora in poche regioni Basilicata, Puglia, Veneto, Toscana, Sicilia, Liguria, Friuli Venezia Giulia ma è possibile richiederlo dal terzo mese di vita del proprio bambino presso le farmacie sul territorio. Da gennaio anche la Regione Lombardia lo renderà gratuito per tutti i nuovi nati.

La recente campagna di profilassi in età pediatrica fa sì che, come dimostrano i recenti casi delle studentesse, gli adulti siano paradossalmente più a rischio dei bambini. E il contagio, secondo le rilevazione delle autorità sanitarie, avviene spesso attraverso portatori sani. È quello che potrebbe essere accaduto alle due studentesse di Milano che frequentavano lo stesso laboratorio. «Impossibile però - dicono i medici - che la prima vittima abbia contagiato la seconda, perché l'incubazione del batterio dura solo pochi giorni». Tra i portatori sani, dicono le statistiche, solo pochissimi sviluppano la malattia, che può insorgere a causa di un calo delle difese immunitarie. Lo sviluppo della patologia impiega solo 24 ore e qualsiasi intervento è spesso tardivo, portando alla morte o all'amputazione di arti come nel caso della campionessa olimpica Bebe Vio.