Meningite alla Statale scatta la profilassi: prime 140 vaccinazioni

La cura per chi lavora nelle aule frequentate da Flavia. Batterio-killer ancora sconosciuto

Michelangelo Bonessa

Via alle vaccinazioni preventive. Ancora non si sa quale sia il tipo di meningite che mercoledì ha stroncato Flavia Roncalli, studentessa 24enne di Chimica all'università Statale, ma le autorità sanitarie hanno avviato le cure per il meningococco C su 140 persone: sono quelle che frequentano il piano dove lavorava la giovane e Alessandra Covezzi, un'altra sua collega morta anche lei per meningite il 29 luglio. Ma si getta acqua sul fuoco. Per gli esperti dell'Agenzia per la tutela della salute (Ats) Metropolitana, «a Milano non c'è alcun allarme meningite - afferma Giorgio Ciconali, responsabile dell'Igiene Pubblica dell'Ats - la meningite è purtroppo una malattia che ogni tanto si ripresenta, per fortuna con numeri relativamente bassi. Nella nostra Regione i casi si verificano con una cadenza molto regolare e in linea con l'atteso; al contrario, ci sono Regioni come la Toscana in cui il numero dei casi in questo periodo è superiore alle aspettative: per questo sono giustificate le campagne che sensibilizzano ancora di più alla vaccinazione».

A proposito del caso di Milano restano delle incertezze: «Non sappiamo ancora quale sia la natura del batterio perché abbiamo poco materiale da analizzare - spiega Ciconali - e i risultati temo che arriveranno dopo lunedì, intanto visto che è molto probabile che sia di tipo C abbiamo avviato le vaccinazioni per questo tipo di batterio». I campioni sono stati inviati all'Istituto superiore di Sanità di Roma, nel frattempo si parte con questa misura. E comunque si tratta di una precauzione che si svolgerà in due-tre sedute: le persone più a rischio sono già state sottoposte a profilassi, una pastiglia di antibiotico, per questo la seconda parte delle cure procederà senza fretta anche se dovrebbe concludersi agevolmente entro natale. La prima seduta sarà il 9 dicembre, intanto tra gli studenti serpeggia il dubbio su come sia possibile quanto accaduto. Oltre alla rabbia per l'etichetta di posto «maledetto» attaccata al dipartimento di Chimica nei primissimi articoli di stampa: la natura del virus è ancora sconosciuta e non è detto che sia l'ateneo il luogo del contagio.

La caccia alla fonte del batterio è dunque rimandata, anche se una delle piste più probabili resta il portatore sano: in Italia il 15% della popolazione ha nel sangue questa malattia e, vista la grande distanza delle morti delle due studentesse, l'ipotesi che abbiano incontrato uno dei soggetti in questione è una delle più solide. Anche quella che ce ne siano due diversi che hanno incontrato le due ragazze in momenti e luoghi differenti. Tutto ora sta nel trovarli. Intanto, proprio tra chi frequentava Flavia Roncalli, circa duecento persone sono state sottoposte alla profilassi di rito. E la gran parte sono proprio quelli che saranno vaccinate nei prossimi giorni.